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NELLA MENTE DEL CLIENTE – TERZA PARTE

In questo lungo percorso di conoscenza delle abitudini del cliente, ci siamo soffermati particolarmente sulle emozioni capaci di scaturire particolari stati d’animo, che determinano l’attivazione del desiderio. Le stimolazioni statiche visive (immagini accattivanti e scenografiche del prodotto) ci hanno insegnato a comprendere come la mente umana sia una spugna molto potente, che elabora i segnali e li trasforma in giudizi positivi o negativi. Il valore e la cura per i dettagli devono rappresentare un’abitudine ricorrente basata sulla normalità delle procedure, come se queste fossero una normale estensione del nostro essere o delle nostre azioni quotidiane. Basta trascurare qualche dettaglio e, automaticamente, siamo vittime del giudizio del cliente, che si autoproclama sommo inquisitore del nostro mondo, segnando la reputazione della nostra attività.

Egli non si rende conto che il concetto di perfezione non esiste, in quanto, per natura, l’uomo non è perfetto ma perfettibile. Lui stesso non è consapevole di raggiungere tale apice assoluto di perfezione, perché è vittima prevalentemente del suo istinto e meno della percezione effettiva della realtà. La sua mente lavora costantemente sul giudizio e ambisce a trovare la perfezione al di fuori della propria zona di comfort: la pretende come se fosse un atto dovuto, ma non la vive appieno secondo i classici principi della logica.

Il nostro obiettivo non è quello di ambire alla perfezione come status supremo, ma avere un atteggiamento mentale attivo e reattivo che ci consenta di avvicinarci all’eccellenza studiando le abitudini altrui (intese come procedure), ossia un microcosmo che possa essere il più vicino possibile alle aspettative del cliente. Avvicinarsi con astuzia al suo concetto di realtà apparente è un passo necessario, perché ci insegna a essere camaleontici di fronte alle nuove tendenze del mercato, giocando sui capricci e sulle emozioni che rendono ancora validi i concetti di curiosità e stupore.

Comprendere e interpretare un cliente è sempre una grande sfida; nel momento in cui non saremo più in grado di farlo, probabilmente faremo altro o avremo buttato la spugna. Bisogna invece vivere il cliente e non sopravvivere a esso. Quando lo vivi appieno significa che la nostra cassa è felice e tutte le strategie messe in campo hanno dato i loro frutti: una questione di orgoglio e di mentalità.

LE STIMOLAZIONI VISIVE DINAMICHE

La volta scorsa abbiamo approfondito il rapporto che s’instaura fra la cura della vetrina e la percezione critica del cliente — o meglio, cosa quest’ultimo apprezzi realmente per riuscire a soddisfare appieno i propri standard qualitativi. Sono stati messi in campo tutti quei suggerimenti psicologici, opportunamente pensati, per far apparire il nostro contesto profondamente scenico, estetico e ricco di dettagli. In pratica, abbiamo dato tono ed enfasi all’esposizione, come se essa fosse preparata per un importante debutto a teatro. Nelle “stimolazioni visive dinamiche” (azioni e immagini in movimento) questi concetti vengono amplificati e animati in maniera molto più profonda, in quanto raccontano realmente i gesti che il fornaio compie in modo metodico durante tutta la sua giornata lavorativa. La finalità è quella di sottolineare tali azioni sceniche — semplici o comuni che siano — capaci di conferire prezioso risalto al tema principale: raffigurare uno scorcio di vita reale e completo del concetto di artigianato, valorizzando con intensità e bellezza il nobile fascino dell’arte bianca.

LA FINESTRA SUL LABORATORIO – NON AVERE PIU SEGRETI

Negli ultimi anni il panificio ha subito una profonda trasformazione d’immagine, facendo un decisivo balzo in avanti nella presentazione al pubblico e cancellando la reputazione di essere un luogo trascurato e sporco. Il laboratorio di produzione non è mai stato accessibile al cliente, a causa di una sorta di timore o timidezza dell’artigiano nel rendere pubbliche le proprie tecniche e i preziosi segreti di una vita lavorativa.

Con l’avvento dei Bakery Cafè, l’operato del fornaio passa da una condizione di inaccessibilità a una di totale visibilità. Questo avviene grazie alla creazione di una finestra sul laboratorio, in grado di trasmettere al pubblico emozioni immediate mai provate prima, simulando l’effetto di un reality show. Da quella finestra vengono lanciati messaggi molto potenti, che narrano un mondo parallelo di cui non si sapeva nulla e che oggi è visibile in chiaro, dopo anni di sacrifici fuori dai riflettori.

Se dovessimo tracciare un parallelismo fra panificazione e cinematografia, potremmo citare il rapporto fra attore e regista: quasi sempre lo spettatore ricorda il titolo di un film e i suoi interpreti, ma non focalizza mai la figura di chi dirige realmente l’opera. La finestra sul laboratorio, invece, riesce a invertire i ruoli, facendo brillare la figura dell’autore che guida con abile maestria i collaboratori e le macchine, per mettere al centro della scena madre gli attori principali: i suoi prodotti.

Un cambiamento radicale e coraggioso, che esalta la voglia di riscatto e di gloria dopo tanti anni di silenzioso anonimato. Il fornaio è tornato.

Cosa comunica la finestra sul laboratorio:

  1. PRODOTTO REALIZZATO FRESCO AL MOMENTO. Come nasce un prodotto da zero – itinerario produttivo
  2. PROFONDO SENSO DI ARTIGIANALITA’. Prodotto casereccio fatto in casa senza trucchi e misteri
  3. TECNICA E MAESTRIA NELLA REALIZZAZIONE. L’artigiano sfoggia senza timori le sue grandi doti professionali –
  4. ORGANIZZAZIONE E PULIZIA.  Un esempio di azienda impeccabile in tutto 
  5. EFFETTO SCENICO. Crea movimento e prestigio per pubblico – Alza profondamente l’attenzione sul valore dell’immagine
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