UN FORNAIO (UNO A CASO) IN TRINCEA!

«Passata è la tempesta…» inizia così una delle più famose poesie di Giacomo Leopardi. Ecco, noi abbiamo aspettato che calasse un po’ il livello di guardia dell’emergenza COVID-19 prima di esprimere alcune considerazioni che desideriamo condividere con Voi lettori di Pianetapane. Ci siamo confrontati con colleghi, titolari di forni e pasticcerie, abbiamo chiesto ai clienti in strada (tutti a rigorosa «distanza sociale») e un’idea ce la siamo fatta. Alt! Non è nostra intenzione esprimere giudizi ma solo «fotografare» la realtà della categoria a oltre due mesi dall’inizio della crisi sanitaria ed economica più imponente dal dopo-guerra ad oggi. Ne abbiamo parlato con Giovanni La Torre, panificatore foggiano titolare de «Il forno all’angolo» attivo nel quartiere residenziale del Campo di Marte a Firenze… [continua a leggere dopo la foto] 

FOTO_01 UN FORNAIO (UNO A CASO) IN TRINCEA!

Giovanni ci dice che è stata ed è dura. Dura lavorare quotidianamente percependo la paura e la confusione nei clienti, dura far mantenere le giuste distanze, dura accogliere le persone «una ad una», dura temere per se stessi pur garantendo il prodotto fresco ogni giorno, dura non comprendere subito la portata globale del disastro. Poi piano piano la nuova vita del forno si è incanalata sui binari obbligatori dell’emergenza e il «frullatore» giornaliero ha preso il sopravvento sulle paure. «Sta andando tutto sommato meglio del previsto…» – dice Giovanni – «…e ci riteniamo fortunati rispetto a molte attività presenti nel quartiere che, purtroppo, sono ancora chiuse. I clienti pur entrando singolarmente nel negozio hanno maggiormente apprezzato i nostri sforzi e ci hanno premiati: pane, focacce, dolci da forno di nostra produzione sono stati venduti in gran quantità, anche più del normale» [continua a leggere dopo la foto] 

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Il lockdown ha portato cambiamenti nelle abitudini del consumatore, ce ne siamo accorti subito e Giovanni ce l’ha confermato: il cliente che è obbligato ad uscire una volta sola durante la giornata non desidera spostarsi da un negozio all’altro o trascorrere ore in fila al supermercato ma vorrebbe trovare alcuni prodotti in un unico punto-vendita di quartiere«Nel panificio ho un angolo dedicato ai latticini, alla pasta, al caffè, al riso. In questo modo chi viene a comprare il pane può farsi una spesa quasi completa senza fare altre file…». Ma non è tutto. Restare a casa ha aumentato la voglia di passare il tempo cucinando: farina, lievito e altri prodotti sono cercati dai consumatori per realizzare semplici ricette in famiglia. E anche in questo caso Giovanni si è fatto trovare pronto: «I clienti ci chiedono consigli, comprano il lievito fatto da noi, la pasta per la pizza e altro che consegniamo al mattino, quando passano al negozio». [continua a leggere dopo la foto]

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Il pane di taglio grosso – non la piccola pagnottella o la michetta – si rafferma più lentamente. Non potendo acquistare per ovvi motivi il prodotto fresco quotidianamente, scegliere un filone da 1kg, ad es., consente di avere in casa il pane comunque buono per vari giorni«E poi pizzette, focacce di ogni tipo, ciabatte… se i bar sono chiusi abbiamo le brioches, i budini di riso da gustare a casa per colazione». Insomma la paura alla fine ha lasciato spazio alla voglia di andare avanti, di lavorare senza tirarsi indietro, di continuare a fare il proprio mestiere offrendo un servizio alla comunità. Tutti i fornai – come Giovanni La Torre – fin da subito hanno indossato la mascherina e senza esitazioni si sono buttati a capofitto «in trincea».  

Alfredo Falcone  alfredo@pianetacommunication.it


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