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Santeramo, 22enne realizza un sogno: «manca il lavoro? Allora faccio il fornaio»

SANTERAMO – Giovanni è un ragazzo di 22 anni, simpatico e sorridente. Ha scelto di fare il fornaio, come suo nonno, Filippo Marsico, artigiano del pane, lì nell’antico forno a legna di famiglia, una bottega artigianale, vera identità del territorio.
Giovanni Nuzzolese ha scelto di intraprendere un lavoro impegnativo e che si fa con il sudore della fronte. Lavoro per il quale devi alzarti molto presto il mattino e impegnarti.

Giovanni ha imparato il mestiere solo qualche anno fa. «Ho deciso di fare il fornaio a 19 anni. Dopo aver frequentato il liceo scientifico e conseguita la maturità, volevo fare il fisioterapista ma non ci sono riuscito. E allora che fare? Ho cominciato a pensare seriamente al mio futuro lavorativo. E mi sono detto perché non portare avanti il mestiere di nonno Filippo?. Avevo la possibilità di cominciare subito».

In Giovanni il progetto cresce anche con l’appoggio della madre. «Mi sono preso una settimana per pensare e poi ho deciso che nel forno, ci sarei andato io – dice -. E così ho fatto, e ringrazio mio nonno per la sua pazienza».
Fornaio è un mestiere antico e sicuramente non facile: devi saper governare il forno. Il fornaio deve essere abile nell’operare a temperature che si aggirano intorno a 450°/465°C, nel variarle in base alle fasi di stallo e di lavoro intenso, nel mantenere standard di qualità alti. Giovanni per un intero anno osserva suo nonno dando addio alle serate con gli amici per andare a lavorare nel forno in via Silvio Pellico.

Qui nel giro di due anni la vita di Giovanni, è cambiata: il lavoro è cresciuto. «Il forno ha una capienza di tre quintali di pane. Ho ripreso ad infornare anche il pane impastato dalle signore di Santeramo, e sono tante, che ora panificano a casa e poi vengono qui per cuocere o fare i biscotti. E poi ovviamente i prodotti di un panificio».
Giovanni lavora tutti i giorni tranne la domenica. Comincia ad accendere il fuoco, con legno di ulivo, all’1.30 e poi inizia ad infornare. Il primo impasto viene messo a cuocere alle 4 del mattino.

«Gli orari di chi fa il pane sono pesanti – ammette Giovanni -. La notte si sta svegli, e la sera a letto presto per le levatacce».
Tutto questo fino a sabato. «Sì, la domenica siamo chiusi». E poi .. ha trovato l’amore. «Si chiama Antonella e studia Economia. Spesso però viene ad aiutarmi e pensiamo di sposarci tra qualche anno».

Una storia di altri tempi, con protagonista un ragazzo di oggi che ha bruciato le tappe e che, come lui stesso afferma ha perso una parte della sua vita, quella delle serate con gli amici e ne ha trovata un’altra, quella degli affari e dei clienti: «La mia è una famiglia di lavoratori, mi hanno insegnato che è da qui che si comincia. Mi hanno anche detto che quando trovi la donna giusta è naturale che tu voglia passare con lei tutta la vita. Ho capito che è questa la mia strada, il mio sogno. Sono fortunato».

FONTE: https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it

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