REDAZIONE: Salvatore Vullo. «Il pane? Certi amori non finiscono. Fanno giri immensi e poi ritornano…»

E’ così. Quante volte ci è successo di iniziare in un modo e finire in un altro? Cioè di avere un’idea in testa – magari ben precisa – e di vederla realizzata totalmente diversa da come l’avevamo pensata? E’ un po’ come l’evoluzione della specie teorizzata da Darwin, l’innata propensione di ognuno verso il cambiamento. E Salvatore Vullo, maestro fornaio siciliano di Caltanisetta, di cambiamenti se ne intende. «Ho sempre avvertito dentro di me la necessità di aiutare le persone, infatti da piccolo volevo fare l’infermiere…» – ci dice – «Poi alle superiori durante le occupazioni studentesche di inizio anni ’90, quando non s’andava a scuola per giorni, presi a lavorare in un panificio come apprendista. Siccome ero un curioso, compresi che il mondo del pane non terminava con la sfornata del mattino ma comprendeva tutta una serie infinita di prodotti che volevo assolutamente imparare a realizzare. Così mi iscrissi al Club Richemont (per guardare la nostra intervista al Presidente del Richemont Club clicca qui ) e iniziai a girare per l’Italia: corsi di formazione, consulenze, fiere, dimostrazioni, progetti… e non mi sono più fermato. Come base, però, ho scelto sempre la mia Sicilia» [continua dopo la foto] 

FOTO_01 REDAZIONE: Salvatore Vullo. «Il pane? Certi amori non finiscono. Fanno giri immensi e poi ritornano…»

Salvatore Vullo è un fiume in piena e parla a raffica. «Guarda che da giovane balbettavo pure…» – non ci crediamo – «Davvero! Poi venni chiamato a fare una sostituzione come speaker in una radio locale e dovetti parlare al microfono. Fu la mia terapia. Ma non solo. Ho fatto anche televisione esibendomi in pubblico e presentando serate: il mio ruolo era l’assistente scemo della conduttrice, quello che faceva ridere insomma. Questo spirito divertente mi è rimasto e lascio che traspaia durante il lavoro, quando illustro ai colleghi come si fa un nuovo prodotto e quali migliori ingredienti usare – A proposito, qual è il prodotto preferito di Salvatore Vullo? – «Le specialità siciliane in genere. Pani tradizionali fatti con grani locali, e poi dolci, salati e anche il cibo da strada. Mi piace far conoscere la mia regione ai panificatori e al pubblico italiano: ho presentato su a Trieste la brioche siciliana, quella col gelato, e adesso c’è un panificio che la sta proponendo con gran successo! Insomma adoro lo scambio di culture, la condivisione, portare i sapori di un dato territorio in un altro. Che bello, ad esempio, quando un mio cliente ha la possibilità di gustarsi una focaccia genovese fatta come si deve, direttamente qui in Sicilia!» [continua dopo le foto] 

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Il mondo della farina si sta aprendo al pubblico amatoriale, cioè a tutti quei clienti che provano a farsi il pane in casa. Cosa ne pensi? «Noto che gli appassionati stanno diventando in alcuni casi più esperti ed informati dei fornai. Le persone frequentano corsi, scoprono le farine giuste grazie ad internet, si mettono ad imparare i metodi di produzione, selezionano ingredienti ideali. Alcuni colleghi che stanno chiusi nei laboratori continuano ancora a guardare più all’estetica del risultato piuttosto che alla qualità del prodotto offerto.» Il punto vendita al pubblico è importante? Chiediamo. «Certamente. In molti casi il negozio si basa su tecniche di vendita antiche e passate. L’addetto al banco deve conoscere nei dettagli il prodotto che sta offrendo e – soprattutto – deve saperlo spiegare con chiarezza. La formazione del personale è importantissima e necessaria, perché il pane, la focaccia, la pizza esposti in vetrina non parlano da soli, hanno bisogno della voce della fornarina!». [continua dopo la foto] 

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Ricapitolando: infermiere, tecnico audio, speaker radiofonico, presentatore comico, maestro fornaio, dimostratore, formatore e – soprattutto – papà. Insomma Salvatore Vullo crescendo ha fatto un gran bel giro. «Esatto, come il cerchio della vita! Pensaci un attimo, quando si fa il pane è un po’ come una creatura che nasce e si sviluppa: il seme, il lievito fa da innesco alla fermentazione della farina e fa partire tutto il processo di crescita. Come la gravidanza, la pasta gonfia e poi si divide in pezzi per creare i vari pani. Più che lievito madre in forma liquida parlerei di seme padre!». Il concetto è chiaro. Ultima domanda. E se Salvatore Vullo non avesse fatto il fornaio? «Sarei diventato un comico, probabilmente. Perché donare un sorriso di felicità è sempre la cosa più bella». [continua dopo la foto] 

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Alfredo Falcone – alfredo@pianetacommunication.it

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