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Il pane da piante infestanti: «Così sfameremo i poveri»

MANTOVA. Nei Paesi poveri della fascia tropicale è considerata una pianta infestante e il più delle volte viene estirpata e gettata via, seppure abbia buone qualità nutrizionali e per alcune patologie anche curative.

A nessuno, però, era mai venuto in mente di ricavarci del pane per sfamare le popolazioni stremate dalla malnutrizione. Nessuno, tranne Marco Randon, imprenditore del pane, da anni impegnato nel sociale con la Fondazione Francesca Rava-Nhp Italia. Il fornaio mantovano di recente rientrato da Haiti, dove la Fondazione ha fatto nascere la Città dei Mestieri Francisville a Port-au-Prince e l’ospedale pediatrico Saint Damien, sta sperimentando in questi giorni una nuova ricetta: il pane ricavato dalla Moringa olearia, una pianta comune che nei Paesi poveri e del Terzo Mondo cresce senza bisogno di essere innaffiata e che il più delle volte viene estirpata perché minaccia le altre coltivazioni.

«Abbiamo scoperto l’acqua calda – scherza Randon – la Moringa che stiamo coltivando ad Haiti possiede il doppio delle proteine delle uova e il doppio della vitamina C delle arance. Nella zona dei Caraibi viene trasformata in crema dermatologica e in altri prodotti della cosmesi e in Africa qualcuno la usa già come alimento, ma finora nessuno aveva pensato di ricavarci il pane. Attualmente la stiamo coltivando attorno all’ospedale Saint Damien e in questi giorni a Mantova stiamo facendo le prove di panificazione. E il risultato è eccellente, dal punto di vista dell’aspetto, del sapore e del potenziale nutrizionale». Il problema principale, spiega il fornaio, è che come tutti i vegetali e le verdure in generale durante la cottura si perdono alcune vitamine. «Ma è bastato un semplice calcolo sul calore per capire che sfornando pani di grossa pezzatura non è necessario arrivare a cento gradi, ma è sufficiente restare sugli 80. Così vengono mantenute quasi tutte le proprietà nutrizionali e proteiche». All’imprenditore mantovano si illuminano gli occhi: «In futuro questo tipo di pane, che sa un po’ di spinaci, potrebbe diventare un alimento straordinario per i Paesi poveri, dove il grano non c’è e quando c’è è perché arriva importato dall’America con sostanze antimuffa che non fanno di certo bene alla salute».

Il procedimento non è complicato, basta essiccare le foglie della Moringa e con la polvere ci si ricava il pane. «Appena terminata la sperimentazione andremo ad Haiti per insegnare alla popolazione come si fa. Una volta spiegata la procedura il gioco è fatto. Il costo sarà solo quello della preparazione e della manodopera, non certo della pianta che adesso il più delle volte viene buttata via».

FONTE: http://gazzettadimantova.gelocal.it

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