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Pane, la rivoluzione in tavola: dopo toscano e pugliese… ecco cosa arriva

Mentre la Commissione europea lavora al progetto di riforma delle indicazioni geografiche Dop, Igp ed Stg – dalla Sardegna arriva a Bruxelles (via Roma) la domanda di registrazione di una nuova specialità a Denominazione d’origine protetta, il Pane Coccoi, prodotto con sfarinati di grano duro sardo, rigorosamente inseriti nell’elenco dei Pat (i prodotti agroalimentari tradizionali) del ministero delle Politiche Agricole.

Il Pane Coccoi nasce da un impasto poco idratato che oltretutto è molto difficile da lavorare, visto che contiene ben poca acqua in rapporto alla farina: appena il 50% del peso totale. Il risultato è un pane dalla crosta molto croccante e dorata che racchiude una mollica compatta, bianchissima con un’alveolatura di dimensioni molto piccole.
In settimana il comitato promotore Pane Coccoi Dop ha trasmesso al ministero delle Politiche Agricole la richiesta ufficiale per il riconoscimento della Denominazione di origine protetta.

L’istanza, sottoscritta da un gruppo di panificatori presenti in tutta la Sardegna, riassume un lavoro svolto nel corso degli anni e ha prodotto numerosi dossier a supporto della richiesta. Un percorso di valorizzazione delle materie prime sarde in cui i vari anelli della filiera, dal primario alla trasformazione e poi allo scaffale, interagiscono tra loro.

Il Coccoi è famoso per le decorazioni e utilizzato nelle occasioni più importanti della vita, dalla nascita alla morte. Tra le tante versioni la più nota è il “pane della sposa” che rappresenta la maggior espressione artistica, oltre che gastronomica, del Coccoi, frutto di una sapiente sforbiciatura delle pagnotte che conferisce loro un aspetto unico e inimitabile. Ma sono uniche e inimitabili anche le versioni con l’uovo, con le mandorle, con l’uvetta.

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