NEWS – FOCACCE, TORTE… E CARBONE: GIRO DEL MONDO CON I DOLCI DELLA BEFANA

“La Befana vien di notte…” e come continua la breve filastrocca la conosciamo tutti, è un must assoluto degli aforismi festivi che tutti, adulti e bambini, hanno recitato almeno una volta nella vita. Ma da dove arriva la festività che cade il 6 gennaio e che rapporti ha la simpatica vecchietta che vola a cavallo di una scopa con i Re Magi, che secondo la tradizione cristiana arrivarono proprio in questo giorno a portare i loro omaggi a Betlemme, guidati da una stella cometa? L’origine di questo singolare binomio, si perde tra le leggende e la tradizione religiosa: da un lato infatti i doni che vengono dati ai bambini in questo giorno ricalcano quelli che i sapienti d’Oriente poggiarono ai piedi del Bambin Gesù (oro, incenso e mirra), dall’altra la figura stessa dell’anziana portatrice di doni ricalca un’antica leggenda popolare secondo cui i Magi, avendo perso di vista la stella cometa, chiesero a una vecchietta trovata lungo il cammino indicazioni per raggiungere la loro meta. Lei non li accompagnò, ma pentendosi di quel gesto passò tutto il resto dei giorni a consegnare doni ai bambini di tutto il mondo. Quale che sia la parte della storia che vi ispira più fede o simpatia, fatto incontrovertibile è che questa particolare festività è molto sentita, in particolar modo in Europa, e mentre il Natale ha ormai un canone dei festeggiamenti piuttosto omogeneo in tutto l’occidente, il 6 gennaio cambia volto a seconda dei confini geografici in cui ci si trova. Pur rimanendo sempre dolce. 

Fave, sorprese e portafortuna: folklore e golosità nei dolci della Befana 

In Italia è sicuramente legata all’immagine e al rito della calza da riempire di dolciumi. Cioccolato, caramelle, ma anche carbone che nonostante venga utilizzato come spauracchio per “i bimbi che hanno fatto i cattivi” è in realtà di zucchero puro e ha una storia luminosa alle sue spalle. Deriva infatti dalle tradizioni pagane in cui tutte le nostre festività affondano le radici: in questo periodo, poco dopo la festa del Sol Invictus, infatti, venivano costruiti grandi falò per il rinnovamento della terra, le cui braci sono palesemente richiamate da questo piccolo dolce perfetto per la calza dei piccini. Una tradizione trasversale lungo il territorio del nostro Paese, a cui fanno da contraltare anche memorie del territorio, come i befanini tipici della Versilia – anche se il rito si ripropone in tutta la regione con la semplice modifica della forma dei biscotti -: dolci di pasta frolla preparati il 5 gennaio per essere consumati a colazione il giorno dopo, che contendono il primato in Toscana ai Cavallucci di Siena. O ancora la Pinza de la Marantenga di veneta memoria: un pane dolce cotto – secondo la tradizione – sui carboni ardenti dei falò che si preparavano per festeggiare tanto il 6 gennaio quanto, in generale, il nuovo anno, ben protetta dalle foglie di cavolo. A differenza di altri dolci del periodo ha una pasta poco lievitata data dall’unione di farina bianca e gialla a cui vengono aggiunti uvetta, grappa, fichi secchi, inoli e arancia candita. 

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Pinza de la Marantega  

Chiude il trittico delle ricette italiane più tipiche, la focaccia della Befana. La forma tipica è quella di una margherita, data dall’intreccio della pasta, ad alta lievitazione. Al suo interno nasconde “una burla”, cosa che lo accomuna ad altri dolci lungo tutto il continente europeo: durante la lavorazione vengono inserite all’interno dell’impasto una fava bianca e una nera: chi trova la prima dovrà pagare la focaccia e al destinatario della fava nera invece toccherà pagare il vino.

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