La bussola del gusto orienterà il viaggio di quest’anno alla ricerca del tempo perduto. Riscopriremo i cibi della tradizione e quei prodotti genuini dei quali non ci stanchiamo mai

Il 2022 avrà il sapore del pane, della pizza, della focaccia. Croccante, e rassicurante, easy e sexy, fragrante e rigenerante. Con il retrogusto familiare e inconfondibile della tradizione. Come quei piatti che quando li assaggi non ti fermeresti più, che puoi mangiare ogni giorno senza stancarti, perché hanno lo stesso sapore della vita, della tua vita. Grazie al sale del passato che, sciolto nel presente, rende tutto più gradevole, più riconoscibile, più consolatorio. Forse meno sorprendente, ma di certo più rilassante. Insomma, la bussola dei sapori orienterà il viaggio dell’anno nuovo alla ricerca del tempo perduto. In altre parole, il 2022 tornerà a dire pane al pane e vino al vino. Rispetto al pre-Covid, che ormai sembra un’era geologica lontana, saremo molto più essenziali e meno spreconi. Ma, in compenso, estremamente esigenti e in cerca di cibi collaudati dal tempo e dalle buone abitudini. Qualità e bontà, salute e sostenibilità, saranno i nuovi mantra di una società sull’orlo di una crisi di nervi e in cerca di sicurezze.

Di fatto, fra emergenza pandemica ed emergenza ecologica, oggi la tavola diventa ogni giorno di più un placebo. Un modo per fronteggiare le mille insidie che minacciano la nostra salute e l’equilibrio dell’ambiente. È come se controllando ciò che mettiamo nel piatto, avessimo la sensazione di controllare anche tutto quello che sta fuori dal piatto. Ecco perché tagliare, affettare, sminuzzare, battere, fondere, friggere, sciogliere, scegliere, valutare, comparare diventano altrettanti gesti tranquillizzanti che fanno dell’alimentazione sana un antidoto contro le paure e le angosce da cui ci sentiamo assediati.

Come la cosiddetta ansia climatica, che sta colpendo soprattutto i più giovani. Lo rivela una recentissima indagine internazionale condotta su migliaia di ragazzi tra i sedici e i ventisei anni e pubblicata nei giorni scorsi su Lancet. Se per la stragrande maggioranza del campione lo stato di salute del pianeta è motivo di preoccupazione, per il 59% è una vera ossessione, con tutte le conseguenze psicologiche e sociali che questo sentiment comporta. Sfiducia nella politica, paura del futuro, stress da catastrofe. Molti ragazzini intervistati hanno fatto dichiarazioni del tipo «io non voglio vivere in un mondo che non si prende cura dei bambini e degli animali».

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