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Erik Davolio, fornaio campione di bowling: «Le mie notti tra pane e birilli»

«I miei orari? Eccoli: sveglia alle 4 della mattina per andare al forno una ventina di minuti dopo. Tra impasti e cotture resto al lavoro sino alle tredici, assieme a mamma e papà. Dopo il pranzo vado a letto: un sonnellino di tre o quattro ore. Quando mi rialzo sono circa le diciotto. Ceno in famiglia e alle venti sono davanti ai birilli, per gli allenamenti, sino a mezzanotte. A questo punto rincaso per altre quattro ore di riposo. E poi si ricomincia». Una vita da giovanissimo giocatore di bowling. Erik Davolio, 22 anni, reggiano, professione panettiere, a dicembre a Hong Kong, con la nazionale italiana, ha vinto i campionati del mondo battendo in finale i favoriti degli Usa, giocatori professionisti e strapagati (a differenza degli azzurri, tutti dilettanti).

Gli Europei
Adesso nel mirino c’è un altro traguardo ambizioso, quello degli Europei ai primi di giugno. «Ma ripetersi è sempre difficile» sostiene Erik con la serietà del veterano, anche se lui nel sorprendente dream team — guidato dal coach Massimo Brandolini, bancario milanese di 56 anni e composto da un sestetto di commercianti, impiegati e artigiani — è il più giovane assieme ad Antonio Fiorentino, laureando in giurisprudenza con tesi in diritto tributario.
Il fornaio
Il fornaio iridato racconta di aver visto per la prima volta la boccia da lancio «a tre anni perché mio padre aveva un bowling a Salsomaggiore». Poi le vicende della vita hanno portato Davolio senior a vendere l’attività sportiva per riavviarne un’altra, quella della produzione del pane, acquistando lo stesso forno che anni prima era stato del nonno. La cucina è nel Dna di Erik, «diplomato all’alberghiero» e che per tre estati, prima dei 18 anni, ha lavorato in un ristorante. All’occorrenza, saprebbe preparare «ogni tipo di risotto» e le ricette emiliane, «dai tortellini alle tigelle, per me non hanno segreti».
In pedana
Se dal forno escono «pane, pasta, pizza, focacce, erbazzone e torte di riso», in pedana Erik è specializzato nei «loft», tiri arcuati verso l’alto che fanno atterrare la boccia oltre una linea di fallo, evitando l’invalidazione della traiettoria. Lanci di precisione che nei quattro avuti a disposizione nella partita contro gli Usa gli sono valsi due strike (tutti i dieci birilli buttati giù assieme) e due «spare» (l’abbattimento completo dei bersagli in un turno). Una media da cecchino, sottolineata anche dagli sbigottiti commentatori delle televisioni a stelle e strisce che a ogni tiro dei nostri continuavano a ripetere: «Italy is unbeliavable…», l’Italia è incredibile.
Cavalcata trionfale
Una cavalcata trionfale: prima l’ingresso tra le semifinaliste al termine di un girone all’italiana con 47 squadre. Poi il fortissimo Canada stracciato in semifinale e infine l’apoteosi contro gli americani che in squadra avevano «Chris Barnes, Tommy Jones, Ej Tackett, stelle che a casa loro guadagnano milioni di dollari». Erik adesso ci ride su, ricordando quel match del 4 dicembre: «Loro ci guardavano come fossimo moscerini, parevano non preoccuparsi». Poi, man mano che il punteggio azzurro aumentava sul tabellone, le facce dei campioni statunitensi si sono fatte sempre più livide «sino allo choc finale, quando a esultare siamo stati noi».
Grinta e umiltà
Gli ingredienti della vittoria? «Grinta e umiltà» sintetizza Erik che racconta come la vittoria mondiale non gli abbia «cambiato la vita: sì, sui social ti arrivano valanghe di complimenti dagli sconosciuti e questa è una bellissima soddisfazione. Però noi restiamo dilettanti senza troppe gratificazioni economiche». Per vincere, gli allenamenti devono essere costanti: «Almeno tre alla settimana, oltre alle gare nel weekend». Ma come si concilia l’impegno del bowling con i massacranti orari della vita da fornaio? «Sono le 14, ora del sonnellino pomeridiano: ne riparliamo un’altra volta».
FONTE: https://www.corriere.it
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