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Crisi del pane in Puglia: dallo stop alla produzione a Monte Sant’Angelo all’export fermo ad Altamura

In Puglia si fermano gli autotrasportatori. E a Monte Sant’Angelo rischia di non esserci più pane tra gli scaffali. Niente farina e quindi nel giro di due o tre giorni la produzione rischia di fermarsi. È il caso più eclatante di una “guerra del pane” silenziosa che si sta combattendo nella regione a causa della protesta dei camionisti e dell’aumento dei costi delle materie prime: c’è chi riesce a resistere con le proprie scorte, chi no, chi non riesce più a esportare (come sta accadendo per il pane di Altamura) e chi rischia di non trovare più pomodori per la focaccia. E i prezzi, intanto, aumentano.

Il Barese e la Bat

Il sentore dei primi aumenti per i costi delle materie prime era arrivato tra ottobre e novembre. E poi c’è stata un’escalation. Persino sulle tradizionali buste di carta: 70 per cento in più. “Rincaro dell’energia, Covid, guerra tra Russia e Ucraina: è una tempesta – racconta Giovanni Di Serio, presidente Panificatori Confcommercio Bari-Bat – Ci dev’essere un intervento dello Stato per proteggere la categoria, da soli non possiamo andare avanti”.

E a questo ora si aggiunge lo sciopero dei camionisti. Che rischia di mettere a repentaglio un’istituzione culinaria barese: la focaccia. “Già nei giorni scorsi al mercato ortofrutticolo ci avevano detto che da lunedì ci sarebbe stato il fermo dei tir, ma stamattina ho ricevuto delle telefonate da panificatori che non hanno trovato i pomodori per fare la focaccia, perché non li hanno scaricati. Abbiamo scorte per una settimana, ma speriamo che da domani ci siano”.

C’è anche chi ha iniziato a usare i pelati, ma “il disciplinare della focaccia barese dice che ci va solo il pomodoro fresco, altrimenti non si può chiamare focaccia barese”. Qui i panifici non hanno problemi di approvvigionamento di farina, quindi il pane continuerà a essere sfornato. Ma il prezzo è aumentato del 15-20 per cento, mentre la focaccia da 6 a 8 euro al chilo dalla fine del 2021.

Il caso Altamura

Il pane di Altamura è uno dei prodotti pugliesi più apprezzati in tutta Italia. Ma l’export è a rischio. A raccontarlo è Gino Picerno, presidente del consorzio Pane di Altamura Dop e titolare del panificio Biscò: “Esporto l’80 per cento dei miei prodotti fuori dai confini regionali, verso la Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Lazio per esempio, ma ora sono fermo. Il lunedì e il giovedì partono i grandi carichi verso il nord Italia ma questa settimana non ci sono stati. I magazzini sono pieni e se non li svuotiamo non possiamo produrre, siamo costretti a fermarci”.

Le materie prime per produrre il pane ci sono, ma mancano anche imballaggi, cartoni e contenitori di plastica per confezionarlo. In magazzino vengono conservati prodotti secchi a lunga conservazione, quindi non andranno buttati, ma questo fermo si ripercuote sull’intera attività, anche su quella dei prodotti freschi (come per l’appunto il pane di Altamura) che non arrivano più sugli scaffali dei supermercati del nord Italia: “Può causare un blocco permanente dato che i clienti del Nord non comprano più il nostro prodotto, ne prendono un altro magari locale e si affezionano a quello”. La produzione per i punti vendita locali, che si attesta al 20 per cento, per ora è salva: i rincari per il pano vanno dal 30 al 50 per cento.

Lo stop a Monte Sant’Angelo

Tra meno di 48 ore il pane fragrante di Monte Sant’Angelo non arriverà più sugli scaffali dei supermercati di Foggia e della provincia a causa della mobilitazione nazionale degli autotrasportatori contro il caro carburante, che, di fatto, ha paralizzato il mondo dei trasporti e di conseguenza le consegne di beni di prima necessità come i farinacei. A dirlo è Donato Taronna, presidente dell’associazione panificatori del paese, che ha scritto una lettera al prefetto di Foggia chiedendogli di intervenire al più presto.

“Qui a Monte ci sono ben 13 panifici che da venerdì scorso attendono la consegna della farina – afferma Taronna – Le nostre scorte sono ormai terminate ed abbiamo un’autonomia di 48-72 ore”. Il pane di Monte Sant’Angelo viene consegnato in tutto il nord della Puglia, in particolar modo Foggia, San Severo, San Giovanni Rotondo, Manfredonia e Cerignola. Ma anche in molti comuni della Bat e del Barese.

Oltre alla mancanza di materie prime, Taronna lamenta anche il fatto che “gli autotrasportatori incolonnati lungo la statale 16 stanno impedendo anche ai corrieri locali di consegnare il nostro pane in tutta la Capitanata e nel nord barese”. Questo a dire dei panificatori sta portando importanti perdite in termini di guadagni. Del caso è stato informato il prefetto Carmine Esposito che ha assicurato che nei prossimi giorni aprirà una corsia preferenziale tra gli autotrasportatori in protesta per la consegna di materie prime e l’approvvigionamento di beni di prima necessità, come pane e altri prodotti? per la panificazione.

Il pane di Laterza

A Laterza, in provincia di Taranto – comune noto per la produzione del pane – il lavoro dei fornai prosegue. “Per il rifornimento delle farine, al momento, nessun problema. Ci serviamo da un grande molino di Altamura e da uno di Laterza”, dichiara Antonio Di Fonzo, uno dei titolari dell’omonimo panificio. Il blocco dei trasportatori, infatti, non ha attualmente intaccato l’approvvigionamento delle materie prime. In uscita dalla Puglia, inoltre, il pane in distribuzione in altre regioni non sta incontrando difficoltà.

Gli aumenti però hanno colpito anche i panificatori: “La farina, da luglio 2021 ad oggi, è aumentata del 40 per cento; i pomodori per le focacce costano 20 centesimi in più rispetto a ieri; sono aumentati il costi del carburante per i mezzi della nostra distribuzione e di luce e gas”. Perciò, “comprendo le proteste: ben venga se si ottiene qualcosa al di là del disagio che si può creare. L’aumento del gasolio è un simbolo, ma la questione riguarda tutti. In Italia, storicamente, è cambiato qualcosa quando sono scesi in strada i trasportatori o gli agricoltori. Chiediamo un po’ di attenzione per il nostro e per tutti i settori, la Puglia ha tanta produzione alimentare di qualità e tradizione”. Intanto, “dal Covid in poi, la gente ha razionato un po’ l’acquisto del pane casareccio” e le abitudini alimentari dei consumatori, negli ultimi anni, sono cambiate: si fa una spesa più oculata e si consumano molti più prodotti secchi da forno, come biscotti e friselle.

La puccia salentina

Logistica e scorte. Così i fornai leccesi si preparano ad affrontare la “crisi” del pane. Franco Muci, presidente provinciale dell’Appal e responsabile del centro sud della Fippa, federazione italiana panificatori, proprio ieri sera ha fatto il punto insieme ai colleghi della zona.

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