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Banana bread: il pane dolce che viene dall’America

È un dato di fatto che in cucina si possano usare un numero infinito di ingredienti, ed è un dato di fatto che uno di quelli che non riesco proprio a mangiare è la banana. Un giorno, nella mia panetteria abituale, mi fecero assaggiare un pezzetto di pane appena sfornato dal profumo inebriante. Non mi accorsi del sapore della banana finchè il fornaio non mi disse che stavo mangiando del banana bread. Volete un consiglio? Se anche voi come me non amate questo frutto non fatevi ingannare dalle apparenze, ma provatelo e non ve ne pentirete!

Ma andiamo per punti. Il Banana bread nasce in America intorno al 1930. In quest’epoca la grande depressione rese poverissima la popolazione, quindi anche una banana annerita poteva essere usata per cucinare.

Per la sua preparazione i libri di ricette dell’epoca proponevano pagnotte veloci con l’ausilio del lievito, nuovissimo ingrediente nelle dispense delle casalinghe americane e frutta pronta per il macero. Dagli anni 40 ai 50, il Banana bread veniva preparato solo con gli ingredienti base, giusto una fetta per riempirsi lo stomaco, rimanendo però un dolce da condividere.

Con lo sviluppo dell’economia tutti i ricettari cominciarono a contenerne almeno una variante: frutta secca, vaniglia, zucchero di canna, solo noci, con cioccolato e cosi’ via,fino ad arrivare alla ricetta odierna: farina integrale, grano saraceno e molto altro.

La ricetta che vi propongo è molto semplice, ma soprattutto veloce. L’unica variante sarà una spolverata di semi di zucca in superficie.

Ideali per colazione o come spuntino, le fette di banana bread si possono conservare in figorifero in estate, tostare e mangiare con marmellata nelle stagioni più fredde o essere usate per la preparazione di french toast.

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