Settimo San Pietro, il pane buono che fa bene e previene il diabete. Dibattito a Casa Dessì

Il pane buono che fa bene alla salute è di Settimo San Pietro: cotto nei tradizionali forni a legna, preparato dalla farina ottenuta dai grani Cappelli e Karalis, frumenti rigorosamente coltivati nelle aree agricole circostanti il paese e macinati, come si macinava una volta, nell’antico mulino a pietra, è realizzato esclusivamente con lievito madre e opportuni tempi di lavorazione.

Si potrebbe dire niente di nuovo, almeno rispetto alle ricette dei pani tipici tradizionali della nostra regione, se non fosse che, anni di studi condotti dalle aziende ospedaliero-universitarie di Cagliari e Sassari, unitamente alle agenzie regionali Agris e Laore, hanno ormai certificato gli straordinari benefici nutrizionali e medico-sanitari derivanti da un’alimentazione condotta con l’uso regolare di questo semplice quanto fondamentale nutrimento.

Gli esiti delle analisi condotte su decine di pazienti affetti da diabete e su altri sani, alimentati esclusivamente con questo pane, dicono che esso favorisce una riduzione della glicemia nei pazienti con diabete e pre-diabete.

I risultati clinici forniti dalla dottoressa Francesca Spanu, diabetologa dell’Aou di Cagliari, non lasciano dubbi: questo pane ha un basso indice glicemico, merito della qualità del grano e della sua lavorazione; riduce il consumo e di conseguenza anche la produzione d’insulina dal pancreas; esercita un’importante azione preventiva non soltanto a favore dei tantissimi malati di diabete2, molti dei quali non sanno neppure di essere malati, ma anche dei pazienti affetti da patologie cardiovascolari e persino tumorali.

“Lavorare sulla prevenzione medico-sanitaria – fa notare Spanu – produce benessere alle persone e uno straordinario risparmio economico per le casse del servizio sanitario pubblico”, se poi il sacrificio richiesto è semplicemente mangiar bene e mangiar sano, allora prevenire diventa facile e gradevole.

Il progetto di ricerca di cui si è parlato in Casa Dessì, a Settimo San Pietro, si chiama Cereal 14/20, coordinato dal direttore scientifico Costantino Palmas e finanziato in parte dalla Fondazione Sardegna; si avvale della consulenza tecnica di Agris e Laore per la scelta del tipo di grano e la sua coltivazione.

La creazione della filiera corta del grano è importante per tante ovvie ragioni, tra le quali la messa al riparo dal rischio che deriverebbe dall’utilizzo di altri frumenti. I quali, il più delle volte, oltre che dalle proprietà incerte, sono provenienti chissà da quale parte del continente e in viaggio da chissà quanto tempo e sono spesso infestati da pericolose micotossine, di cui sono privi, invece, i frumenti coltivati e controllati nelle nostre terre.

Tali funghi attaccano il nostro sistema immunitario e rendono il nostro intestino più esposto a diversi disturbi e malattie.

Dopo il saluto del sindaco Gigi Puddu, è stato lo stesso Costantino Palmas ha mettere in relazione l’importanza dei benefici sulla salute, di tale pane, con i riflessi sul territorio sia dal punto di vista socio-economico sia culturale, enfatizzando il lavoro dei diversi partner che hanno reso possibile l’importante progetto.

Tra questi, oltre gli enti e le agenzie già citati, c’è Coldiretti e poi Caritas, che con Agris, ha stipulato un protocollo d’intesa per promuovere il “ritorno alla terra”, un progetto nel solco di Cereal 14/20 attraverso il quale verranno utilizzati centinaia di ettari di terreni, localizzati in diverse zone della Sardegna, vocati alla produzione di grano e oggi inutilizzati, messi a disposizione gratuitamente da enti pubblici o privati cittadini per la coltivazione del grano da utilizzare, appunto, nella filiera corta del pane.

Intanto in Consiglio regionale è passato un emendamento presentato dal consigliere Cesare Moriconi che garantisce 150mila euro a favore del protocollo Caritas-Agris.

Lo stesso Moriconi, componente della commissione agricoltura e attività produttive, enfatizza l’importanza del progetto Cereal 14/20, “non soltanto ai fini medico-sanitari, ma in una logica anche più ampia di valorizzazione del patrimonio delle tradizioni locali e della riscoperta della vocazione agricola quale rinnovata opportunità di sviluppo e crescita economica e sociale”.

Il Consiglio regionale ha anche approvato un emendamento di 150mila euro alla finanziaria del 2017 grazie al quale, oltre 200 ettari di terreni, oggi inutilizzati, potranno essere coltivati a grano e consentire uno sviluppo totale di quasi 2500 ore lavorative da utilizzare a favore di persone in particolare stato di bisogno o disagio sociale, all’interno di percorsi formativi e di reinserimento sociale.

FONTE: http://www.unionesarda.it