DOMANDE RELATIVE ALL’UTILIZZO DELLA BIGA
DOMANDA
Vorrei avere una spiegazione sulla tecnica sulla
biga
RISPOSTA
Teniamo a precisare che ogni prodotto corrisponde un tipo
di biga.Possiamo comunque, in linea di massima, tracciare una base comune.La
biga non è altro che un pre-impasto asciutto per il quale si prevedono
molte ore di livitazione e viene ottenuto mediante l' utilizzo di farine
di forza superiore (300 w in poi).Gli effeti positivi sono: MAGGIORE
DIGERIBILITA' DEL PRODOTTO é CONSERVABILITA' MAGGIORE.NB Bisogna prestare
molta attenzione al problema del caldo in quanto la quantità di lievito
verra cambiata in negativo portandolo dall' 1% al 0,7%(MOLTO CALDO).Verrà
modificata anche la temperatura dell' acqua mantenendola molto fredda
ai fini di tenere la temperatura dell' impasto stazionata sui 20/22°
max.La lavorazione dovra essere sincronizzata e breve per evitare di
scaldare le molecole che costituiscono l'impasto e cambiando ed accellerando
i parametri di lievitazione.Possibilmente, usiamo la spirale per 3/4
min. in prima velocità.Facciamo molta attenzione alla temperatura in
fase di fermentazione la quale verrà considerata in funzione delle condizioni
atmosferiche.CON LE BIGHE A CORTA LIEVITAZIONE 16/18 h: consideriamo
18°c.BIGHE LUNGHE 48 : consideriamo per le prime 24 a + 4°c mentre le
ultime 24 a + 18 °c.IN ESTATE 16/17° IN INVERNO 18/20°.LA RICETTA BASE
DELLA BIGA: farina forte w alto 10 kg, acqua lt 4,4, lievito compresso
100 g.
DOMANDA
Differenza tra il metodo di lavorazione a biga e il metodo poolisch.
La lavorazione del pane con lievito naturale e' possibile ottenerla
con l'ausilio del fermalievitazione e con quali risultati?
RISPOSTA
Il metodo a biga si basa miscelando farina + 0,5 % di lievito
e circa il 50% di acqua con il riposo variabile dalle 8 alle 12 h prima
di essere unito all'impasto finale. La miscela poolisch cambia per alcune
differenze. Miscela 95% lievito, 100 % acqua sul peso della farina,
il riposo può variare fra i 30 min. e svariate ore.I risultati con l'ausilio
del lievito naturale unito al metodo del fermolievitazione risulta essere
abbastanza instabile ed inaffidabile dovuto all'azione dei batteri in
relazione alla presenza del freddo.
DOMANDA
Con l’aumentare della temperatura si possono accorciare
i tempi della maturazione della biga per pane?
RISPOSTA
Stagionatura biga. Il rialzamento della temperatura, sia
quella dell’ambiente, che quella della biga stessa, indubbiamente accorcia
i tempi di maturazione. Anche aumentando la quantità del lievito in
biga, la quantità d’acqua ed i tempi dell’impasto si ha un abbreviazione
della maturazione della biga. Però, accelerando i tempi di maturazione,
si raggiunge magari lo stesso “potere fermentativo” della biga, ma si
ha un diverso contenuto in acidi organici ( sia a livello quantitativo
che qualitativo ), che potrebbe non essere quello ottimale. In una biga
buona e sufficientemente maturata insieme alla fermentazione alcolica
( quella dei lieviti ) prende un attivo sviluppo anche la fermentazione
lattica ( quella dei batterici lattici ), con la quale nell’impasto
( biga ) vengono prodotti numerosi acidi organici, fra cui principalmente
quello lattico ed acetico, che, partecipando nelle reazioni, che prendono
soprattutto luogo durante la cottura, conferiscono l’aroma più ricco
e caratteristico al prodotto finale, inoltre, aiutano a prolungare la
shelf-life dello sfarinato. Quindi, direi, che conviene rispettare le
canoniche 24 ( o almeno 16 ) ore. Se Lei ha bisogno di avere un preimpasto
maturo in tempi più rapidi, magari conviene utilizzare un altro tipo
di preimpasto ( come poolish, ad esempio ); è un preimpasto liquido,
che generalmente ha i tempi di maturazione, che possono variare da 2
a 18 ore.
DOMANDA
Vorrei un chiarimento pratico, non mi e' chiaro la percentuale
di rinfresco sulla biga di 18\20 ore per pane bianco in genere,ovvero
come devo calcolarla? Esempio ho 10 kg di biga , quindi se tolgo il
44%di acqua trovo la farina di biga,circa 5,6kg, e' corretto aggiungere
kg 11,2 di rinfresco cioe' un 50% di biga,un 50\60% di acqua sulla farina
aggiunta ,uno 0,7 di malto sul totale della farina ovvero su kg5,6+11,2
uno 2\2,2% di sale sul totale e un 2%di lievito sulla farina aggiunta?Per
le ciabatte va bene un 20\30% di biga?
RISPOSTA
Il rinfresco di una biga può variare in base al prodotto
che noi voliamo ottenere, ma comunque si calcola tenendo presente sempre
la quantità di farina utilizzata, ad esempio: 8 kg di farina impastati
a biga e 2 kg farina per l rinfresco questo è un 20% di rinfresco perchè
al totale di farina che sono 10 kg. il 20% lo utilizziamo nel rinfresco
e così via con più percentuale di rinfresco o addirittura senza rinfresco.
DOMANDA
Vorrei sapere come produrre una focaccia croccante e bassa,uso una farina
W 220, a volte + forte sui 260 malto in polvere 1\1,5%, sale 2%, strutto
3%, olio 3%, lievito 2%. Ho provato ad abbassare il lievito e aumentare
la fermentazione che avviene in Cella a circa 25-28°C e a 70-80%u.r,
poi una percentuale del 10% di biga di 18 ore da tenere conto però che
la inforno a temperatura molto alta, verso i 280\290°C, perché molto
sottile, a temperatura + bassa mi secca, anche con aggiunta superficiale
di acqua prima della cottura. L’impasto è mediamente tenero con un 50%
circa di acqua. Cosa sbaglio? All’incirca ,quante ore dovrebbe stare
o potrebbe stare senza rovinarsi una biga fatta con farina W400,0,70
p\l e fallino number>330 con lievito 1%,acqua 44%e Ta sui 18\20°C, e’
corretto farla fermentare 18\20 ore? Cosa succede se uso nel rinfresco
una biga fresca? Per avere un volume maggiore e piu’ leggero in pezzature
da 600\750 gr. è giusto utilizzare quasi tutta la biga e poco rinfresco
e con un W molto alto?
RISPOSTA
1° per ottenere una focaccia croccante e molto bassa direi
che la sua formula in generale va bene io aumenterei solamente le parti
grasse alla % del 10% e se vuole degli effetti migliorativi lo strutto
lo sostituirei con della margarina. La cottura dovrà avvenire alla temperatura
di circa240/250°c per permettere alla pasta di diventare croccante senza
bruciare. La friabilità sarà donata dal condimento. 2° Per una farina
con i valori descritti la biga deve lievitare o meglio deve maturare
dalle 20/24 ore alla temperatura di 18/19°c. 3° Se utilizza delle bighe
giovani e quindi non ben mature il rischio è che l'impasto che va a
formare risulti appiccicoso, che assorbi meno acqua del consueto, rosso
in cottura dei prodotti, debolezza nell'impasto. 4° Non ritengo necessario
utilizzare tutta biga nel rinfresco ma eventualmente ossigenare bene
l'impasto e dare dei tempi di riposo all'impasto ed alle preforme.
DOMANDA
Come si confezziona una Biga per la lievitazione?
RISPOSTA
Una biga ( il preimpasto più utilizzato in Italia ) viene
effettuata in questo modo: ad 1kg di farina forte si aggiunge 0,45 l
d’acqua fredda e 10 g di lievito compresso ( si può precedentemente
scioglierlo nell’acqua ), dopo di che tale composto vene miscelato,
ma poco, non deve formarsi un impasto completo, il composto deve essere
soltanto miscelato bene e deve risultare ancora a grumi. Tale composto
( chiamato biga ) viene collocato in un recipiente di plastica e viene
lasciato a maturare per un tempo compreso da 16 a 24 ore ad una temperatura
compresa fra i +18 e +20°C. Trascorso il periodo di riposo, biga raggiunge
la sua maturazione necessaria, si presenterà soffice, sviluppata, con
un aroma ben pronunciato, ma deve rimanere abbastanza asciutta e chiara
all’interno. La biga matura viene utilizzata come ingrediente dell’impasto
finale; gli impasti possono contenere vari percentuali di biga, in base
al prodotto e alla ricetta. Utilizzando la biga, forniamo una serie
di benefici al prodotto realizzato, che riguardano le caratteristiche
organolettiche del prodotto e la sua durata di conservazione.
DOMANDE RELATIVE AL LIEVITO MADRE
DOMANDA
volevo chiedere come si fa partire esattamente il lievito
naturale e quanto tempo ci vuole.
RISPOSTA
Il metodo classico per preparare il lievito madre consiste
nella miscelazione di farina e acqua lasciate a maturare. Questo tipo
di maturazione può essere abbreviato con l’aggiunta di yogurt, frutta
matura frullata, l’infuso di buccia di frutta matura ecc…( prodotti
che attivano più velocemente il processo di fermentazione ). Per iniziare
la preparazione di un lievito naturale, è consigliabile usare: • una
farina d’alta resa, con un buon glutine • acqua potabile, non troppo
ricca di Sali minerali, che ritarderebbero il processo di fermentazione
della pasta Procedimento: g. 100 frutta matura frullata g. 200 farina
g. 100 acqua Impastare in modo omogeneo e porre l’impasto in un recipiente
contenente acqua (con temperatura di circa 20°C) quattro volte superiore
al peso della pasta e comunque deve permettere alla stessa di essere
totalmente coperta e poter così andare a fondo. Porre a lievitare ad
una temperatura di 26/28°C per circa 48 ore coperto. Per effetto dell’anidride
carbonica, l’impasto viene in superficie entro le 48 ore, se in queste
ore non dovesse venire a galla sarebbe bene ripetere l’operazione perché
significa che la carica batterica non si è sviluppata in modo ottimale.
L’impasto venuto in superficie dovrà essere impastato con: peso lievito
= peso farina e il 40% di acqua. Continuare questi rinfreschi fino a
quando il lievito non sarà giunto a giusta maturazione (questa operazione
richiede 20/25 giorni). A questo punto si potrà procedere ai rinfreschi
di preparazione per l’impasto.
SITI DI RIFERIMENTO PE QUESTO ARGOMENTO:
1) http://fareilpane.free.fr/Testi/PAIN-AU-LEVAIN.htm
2) http://www.unionecuochifvg.com/manifestazioni/ricetario/lezioni/lieviti.htm#3
3) http://www.mclink.it/personal/MC1579/noframe/pane/pane.htm
Parlando di pasta madre più o meno attiva con un esperto panificatore,
ho ricevuto il consiglio di utilizzare una farina con w 300/330 per
fare la pasta madre, ma di utilizzare poi una farina con w 250 circa
per impastare e quindi fare le pagnotte da 750/1000 g. tenete conto
che non uso assolutamente lievito di birra e che il mio pane lievita
dalle 6 alle 8 ore. io non conosco il motivo di usare due diverse farine;
mi piacerebbe capirlo.
Per la formazione del lievito madre consigliamo l' utlizzo di una farina
forte nel w, mentre è sufficiente un w 220 per il tipo di pezzatura
da lei specificata.
DOMANDA
Come si prepara ed usa la pasta madre in pizzeria
RISPOSTA
La preparazione di questo ingrediente è poco frequente in
pizzeria anche perchè può comportare beneficio o addirittura problemi
a livello di lavorazione e di rendimento finale dell' impasto. Principalmente
si evidenziano alcune difficoltà nell' estendibilità della pasta creando
resistenza alla lavorazione diretta.Per molti può essere poco pratica
nell' utilizzo in pizzeria mentre per altri può rappresentare una soluzione
ai fini di rendimento finale. Certamente cio' è in proporzione alla
conoscenza specifica delle maestranze che ne fanno uso da generazioni
e ne custodiscono i segreti più remoti.
DOMANDA
prodotti con lievito madre
buongiorno dottoressa, mi rivolgo a lei per sapere se mi puo' aiutare
a capire la fonte di un problema che si è riscontrato con i panettoni
di natale: normalmente il panettone che noi produciamo si conserva integro
per almeno trenta giorni, mantenendo inalterate le sue caratteristiche
strutturali e organolettiche, da due anni, dopo aver seguito un corso
del maestro Giorilli con Beniamino Bazzoli siamo passati al mantenimento
del lievito in acqua, che notoriamente potrebbe indebolire leggermente
il lievito madre, quindi il prodotto dovrebbe rimanere leggeremnte più
compatto e di conseguenza mantenere più a lungo l'umidità. Non disposngo
di un'analisi della farina, ho anche pensato che sia stata modificata
la struttura dei sacchetti in moplefan, per concludere non riesco a
trovare una soluzione a questo problema, anche perchè i primi due anni
che ho lavorato con il lievito nell'acqua abbiamo ottenuto dei risultati
molto buoni dal punto di vista della conservazione, mentre adesso il
prodotto subisce un processo di retrogradazione dell'amido molto veloce,
già dopo 2 settimane perde la sua proverbiale morbidezza; come percentuali
di burro siamo a 50% di burro e 45% di tuorli rispetto al peso della
farina tenedo conto anche la farina che viene utilizzata per il lievito
madre. Le sarei molto grato carissima dottoressa se mi potesse suggerire
qualche rimedio per risolvere tale problema. La ringrazio infinitamente
Giuseppe Piffaretti
RISPOSTA
La sua domanda è abbastanza difficile, in senso che le cause
che influiscono sulla durata di conservazione del prodotto sono molte.
Il Suo prodotto contiene una buona percentuale di materia grassa e di
rossi d’uovo, quindi, dovrebbe avere una buona durata di conservazione,
non penso quindi che è da modificare. Anche il lievito non dovrebbe
essere la causa ( visto che Lei prima con il lievito a bagno nell’acqua
otteneva gli ottimi risultati ). Poi io non sono molto d’accordo sull’affermazione
che il prodotto con il lievito debole ( e quindi avente un acidità più
bassa ) dura di più. Si, è vero, che se il lievito è debole, il prodotto
finale avrà un alveolatura meno sviluppata, e quindi, avendo una mollica
più compatta, il passaggio dell’acqua dalla mollica alla crosta sarà
più difficoltoso, anziché in un prodotto molto alveolato, ma nello stesso
tempo anche l’acidità della pasta incide sulle sue caratteristiche strutturali.
È necessario, che in una pasta si sviluppi un acidità giusta, perché
questa aiuta anche ad un coretto sviluppo del glutine e alla sua capacità
di legare l’acqua ( perché tutta acqua dell’impasto deve essere legata
). Quindi, il fatto di avere il lievito debole ( quello che Lei sospetta,
da come ho capito ) potrebbe diminuire la durata di conservazione del
prodotto. Se è così, non è dovuto comunque al fatto, che Lei lo tiene
nell’acqua, ma può essere dato dal trattamento non molto corretto (
magari l’impasto più freddo, oppure l’acqua troppo fredda, oppure troppa
farina, i lavaggi effettuati quando non serve ecc.. ). Certo, che anche
nel caso opposto ( quando il lievito è troppo forte ) il prodotto scade
prima, ma non penso che questo è il Suo caso, altrimenti avvertirebbe
l’acidità. Sulla durata di conservazione incidono anche le modalità
di cottura, non può essere successo, che abbia tenuto qualche minuto
in più nel forno oppure lasciato il prodotto per più tempo, o in un
luogo più caldo prima di confezionarlo? Come vede, sono tante cose che
possono essere, e io a distanza e senza neppure aver visto il prodotto,
non posso dire con precisione da che cosa potrebbe essere dovuto il
Suo problema, però, gli indizi ho dato, sta a Lei, avvalendosi della
Sua esperienza capire la causa.
DOMANDE RELATIVE ALL’ETICHETTATURA DEI PRODOTTI
DOMANDA
Vorrei porre alcune domande relative all'etichettatura del
pane che forniamo alla grande distribuzione: 1. e' necessario indicare
in etichetta l'indirizzo dello stabilimento di produzione (se diverso
da quello indicato sul marchio) o e' sufficiente indicare il n° di r.e.a.
dello stesso stabilimento? 2. il termine minimo di conservazione del
pane fresco indicato in etichetta deve essere stabilito da un ente certificatore
esterno o e' sufficiente che in archivio presso il panificio vengano
conservati moduli contenenti le prove di mantenimento delle caratteristiche
chimico-fisiche del prodotto stesso ? 3. se si decide di stampare in
etichetta il termine minimo di conservazione (non obbligatorio per legge)
del pane fresco, le eventuali contestazioni da parte di clienti per
la comparsa di muffe, per la degradazione del pane prima della data
indicata, possono essere in qualche modo annullate o sarebbe meglio
ovviare al problema evitando di specificare il termine minimo di conservazione?
RISPOSTA
Art. 3 Elenco delle indicazioni dei prodotti preconfezionati
[Le riporto solo le lettere e) ed f)] e) il nome o la ragione sociale
o il marchio depositato e la sede del fabbricante o del confezionatore
o di un venditore stabilito nella Comunità economica europea; f) la
sede dello stabilimento di produzione o di confezionamento; Art.11 Sede
dello stabilimento 1. L'indicazione della sede dello stabilimento di
fabbricazione e di confezionamento o di solo confezionamento può essere
omessa nel caso di: a) impresa produttrice o confezionatrice che disponga
di un unico stabilimento ubicato allo stesso indirizzo della sede legale
o sociale; b) prodotti provenienti da altri Paesi per la vendita tal
quali in Italia; c) prodotti destinati ad altri Paesi. 2. Nel caso in
cui l'impresa disponga di più stabilimenti, è consentito indicare sull'etichetta
tutti gli stabilimenti purché quello effettivo venga evidenziato mediante
punzonatura o altro segno. 3. Nel caso di impresa che provveda alla
distribuzione o alla vendita dei prodotti, sulle cui confezioni non
sia indicato il nome o la ragione sociale o il marchio depositato e
la sede del fabbricante o del confezionatore, la sede dello stabilimento
deve essere completata dall'indirizzo ovvero, in mancanza, da una indicazione
che ne agevoli la localizzazione. - PER QUANTO RIGUARDA IL TERMINE MINIMO
DI CONSERVAZIONE, NON E’ UN ENTE DI CERTIFICAZIONE CHE LO STABILISCE,
NE’ E’ NECESSARIO INDICARLO, INFATTI, SEMPRE IL D. L.VO 109/92 ALL’ART.
10 STABILISCE CHE: L'indicazione del termine minimo di conservazione
e di qualsiasi altra data non è richiesta per: i prodotti della panetteria
e della pasticceria che, per loro natura, sono normalmente consumati
entro le 24 ore successive alla fabbricazione; PERTANTO, PER OVVIARE
IL PROBLEMA PUÒ OMETTERLO E LE CONTESTAZIONE DEI CLIENTI POSSONO SEMPRE
essere confutate.
DOMANDE RELATIVE ALLE INTOLLERANZE
(Lievito, Glutine ecc.)
DOMANDA
Ho un amico che non tollera il lievito di birra e nemmeno la farina
di grano; mi chiedo se con la farina di Kamut si può ottenere una pasta
madre, magari innestandola con un po' della mia che è di grano tenero,
facendo poi successivamente rinfreschi SOLO con farina di Kamut . L'impasto
così ottenuto, liviterebbe? E questo pane sarebbe gradevole?
RISPOSTA
Sicuramente con la farina di grano Kamut si può ottenere
una pasta madre, ma il problema è che per creare la pasta madre bisogna
sicuramente usare uno "starter", ossia una partenza con un minimo di
lievito compresso. Allora la domanda è: il suo amico che è intollerante,
sopporterà la quantità anche se minima di lievito, presente nella pasta
madre? In tempi passati, quando ancora non c'era il lievito compresso,
si utilizzavano le bucce d'uva o d'arancia macerate, come lievito; a
tal proposito si potrebbe fare una prova. Un'altra possibilità è quella
di usare lo yogurt come "starter" al posto del lievito compresso; per
fare una prova si potrebbe iniziare da una percentuale di yogurt del
3-5%.
DOMANDA
Sono riuscito a trovare ottime farine senza glutine per celiaci, nel
web ho trovato anche ricette, ho provato i lieviti specificati al loro
interno ma non riesco ad ottenere risultati soddisfacenti, forse anche
a causa di una mia non corretta interpretazione e ad alcune spiegazioni
sommarie. Le sarei molto grato se potesse aiutarmi per riuscire finalmente
ad ottenere un buon pane.
RISPOSTA
E' molto difficile ottere dei risultati soddisfacenti con
una farina priva di glutine in quanto non mantiene una struttura capace
di dare una determinata consistenza all' inpasto e mantenere una sostanziale
elasticità.Oggi esistoni delle materie prime (naturali)che permettono
di arrivare a dei risultati strepitosi per la produzione di questi particolari
prodotti da forno.La IREKS a recentemente tirato fuori dal cilindro
un prodotto che risponde a queste straordinarie caratteristiche. IREKS
Tel 02/9106631
DOMANDA
dove posso trovare un panificio che venda il pane senza glutine?
RISPOSTA
Più che trovare un panificio che venda il pane senza glutine,
deve trovarne uno disposto a lavorare tale tipo di pane; questo perchè
la farina senza glutine si può comprare solo in farmacia e quindi dovrebbe
essere lei ad acquistarla, presentando al farmacista una ricetta medica
con la prescrizione, per poi chiedere al suo panettiere di fiducia o
ad un panificio nella sua zona di realizzare per lei la quantità di
pane senza glutine di cui ha bisogno. Se invece volesse provare a realizzarlo
lei, le consigliamo di andare al seguente indirizzo: http://www.celiachia.it/ricette,
dove troverà una serie di ricette (sulla sinistra dello schermo) tutte
senza glutine, compresa naturalmente quella del pane.
DOMANDA
Vorrei sapere tutto sulla farina di "farro" se ha glutine,a chi puo
essere somministrato e a chi no. se e' possibile alcune ricette.
RISPOSTA
Questo link specifico riguarda il pane a base di farro :
http://www.giorilli.com/larte.htm La ricetta e messa a disposizione
dal grande maestro della panificazione italiana Piergiorgio Giorilli.
Il pane al Farro spesso e volentieri viene tagliato con farina comune
che permette di legare tutti gli ingredienti compreso il Farro.Infatti
tutti gli altri pani speciali vengono prodotti con una base di farina
di grano tenero.(ovviamente la farina contiene il famoso glutine). Ma
bisogna tenere anche presente che lo stesso farro ne contiene una discreta
parte in quanto è un derivato del frumento. Anche nella ricetta del
maestro sarà presente una preparazione a base di biga con farina di
grano tenero. Per preparare un prodotto al farro privo di glutine bisognerebbe
avventurarsi nel discorso dei prodotti senza glutine per celiaci ed
individuare un possibile preparato al farro che non preveda la presenza
di glutine. Il sito di riferimento è l' azienda : SCHAER ITALA http://www.schaer.com/p1000it.html
Consigliamo di contattare questa azienda e chiedere sé hanno a disposizione
dei preparati specifici al farro.
DOMANDA
Volevo delle informazioni sulla produzione di pane/dolci senza glutine
per soggetti affetti da morbo celiaco.Mi servirebbero informazioni sulla
tecnologia di produzione dal momento che l'uso di farine alternative
al frumento, con l'impasto non danno lo sviluppo del glutine che serve
per la lievitazione e per ottenere il prodotto tradizionale.
RISPOSTA
La farina per la produzione del pane e dei dolci per le
persone affette da celiachia si può reperire solo in farmacia.Per la
sua preparazione bisogna che il prodotto venga lavorato in macchinari
di lavorazione ed in vasche di riposo decontaminate e perfettamente
sterilizzate da qualsiasi lavorazione fatta con farine tradizionali
in quanto si potrebbero verificare danni alle persone.Questo è uno dei
motivi per il quali non si voglio affidare queste lavorazioni ai comuni
panifici in quanto la produzione frenetica dei vari prodotti e le loro
complessita potrebbero portare ad alcune sviste.Infatti stanno sorgendo,da
qualche tempo dei panifici completamente dedicati a coloro che soffrono
di questo increscioso problema.Per quanto riguarda l'aspetto tecnologico
bisognerebbe contattare personalmente le aziende che operano nel settore
le quali sono a conoscenza più diretta delle fasi produttive.Noi consigliamo
la SCHAER spa www.schaer.com/p1000it.html www.celiachia.it
DOMANDA
intolleranza al lievito
gentile dottoressa, mi è stata da poco diagnosticata una intolleranza
al lievito. le scrivo per rivolgerle due quesiti: 1. la pasta madre
può essere usata in alternitva al lievito nel mio caso oppure è ugualmente
da evitare? 2. è vero che il pane non fresco, ma di qualche giorno,
può essere usato se tostato? La ringrazio anticipatamente e attendo
sue notizie.
RISPOSTA
In primo luogo, vorrei precisare, che la mia risposta non
può avere un valore ufficiale, perché non sono un medico, sarebbe più
naturale rivolgere queste domande al medico che ha stabilito questa
intolleranza. Secondo me, bisogna in primo luogo stabilire il limite
di questa intolleranza, ossia, se deve evitare di assumere qualsiasi
prodotto contenente il lievito e i lieviti in generale ( allora dovrebbe
evirate tutti i prodotti a base di fermentazione alcolica, come il vino,
la birra, i crauti ecc.. ; anche la frutta, specialmente uva ) oppure
se si tratta soltanto di un sintomo lieve, il quale sussiste soltanto
nei casi, in cui la quantità introdotta nell’organismo di questa sostanza
è elevata. Se si tratta del secondo caso, allora potrebbe utilizzare
i prodotti a base del lievito naturale, i quale comunque conterranno
i Saccaromiceti ( i lieviti ), ma in percentuale bassa e generalmente
del tipo diverso da quelli del lievito di birra ( il lievito di birra
è Saccaromyces cerevisiae, mentre nel lievito naturale sono presenti
generalmente i lieviti appartenenti al genere Saccaromyces exiguus ).
Oltre tutto, i prodotti a base di lievito naturale si caratterizzano
da un ottima digeribilità. Anche la tostatura del pane è un sistema
per aumentarne la digeribilità ( suppongo, che Lei sa, che nel pane
la crosta è più digeribile della mollica, tostando il prodotto, avrà
più parte di crosta e meno umidità contenuta ). Se non riesce a consumare
questi prodotti, allora utilizzi il pane azimo. Non posso dirLe altro.
DOMANDE RELATIVE ALLA CONSERVAZIONE E AL CONFEZIONAMENTO
DEL PANE
DOMANDA
Preciso che non vendo il pane ai supermercati in cui il pane e' in libera
visione al cliente,bensì ai negozi alimentari del mio comune che sono
provvisti di proprie scaffalature dietro ai banconi. La domanda è: devo
confezionare il pane che trasporto verso i suddetti negozi?
RISPOSTA
La risposta è no. Spero di farle cosa gradita, riportando
di seguito alcuni stralci di articoli della Legge 580/67, che disciplina
la lavorazione ed il commercio dei cereali, degli sfarinati, del pane
e delle paste alimentari. L. 4.7.67 n. 580 Art. 24 - La vendita al pubblico
del pane di qualsiasi tipo e specie può essere esercitata solo dagli
esercizi che abbiano ottenuto la prescritta licenza di commercio, nella
quale la voce "pane" sia indicata in modo specifico. Le imprese con
rivendita di pane non annessa al panificio sono tenute a farsi rilasciare
dai produttori una distinta per ogni quantitativo e tipo di pane fornito,
con l'indicazione dell'indirizzo della ditta produttrice, della data
di consegna, del tipo e della quantità del pane consegnato. Tali distinte
debbono essere tenute nella rivendita a disposizione degli agenti di
sorveglianza fino ad esaurimento della vendita del pane cui si riferiscono.
Art. 25 - Gli esercizi, che vendono il pane promiscuamente ad altri
generi, devono disporre, per il pane, di apposite attrezzature, distinte
da quelle adibite alla vendita degli altri generi. Art. 26 - II trasporto
del pane dal luogo di lavorazione all'esercizio di vendita, a pubblici
esercizi o a comunità deve essere effettuato in recipienti lavabili
e muniti di copertura a chiusura, in modo che il pane risulti al riparo
dalla polvere e da ogni altra causa di insudiciamento.
DOMANDA
Conservare il pane in freezer comporta la formazione di
sostanze nocive e/o tossiche? Ci sono tempi limite di permanenza?
RISPOSTA
Il congelamento blocca lo sviluppo di microbico, pertanto,
se mantenuto costantemente a temperature negative (- 18°C) il pane non
presenta dei pericoli per la salute. Non mi risulta che ci siano dei
limiti di conservazione, tuttavia, non bisogna prolungare molto il tempo
di permanenza, in quanto il freezer non è dotato di un termometro registratore,
che indica per quanto tempo si è avuta un’interruzione della catena
del freddo, che può aver scongelato e ricongelato il prodotto.
DOMANDA
Mi hanno proposto di produrre pane congelato per ristoranti cosa posso
fare e come?
RISPOSTA
La produzione ed il confezionamento di alimenti surgelati
necessitano di un’autorizzazione sanitaria. Pertanto, per poter svolgere
la suddetta attività deve presentare una domanda al suo Comune, corredata
da una relazione tecnica in cui viene descritto il ciclo produttivo.
Nota: per la produzione di alimenti surgelati è necessario utilizzare
attrezzature tecniche (abbattitori di temperatura) tali da contenere
al minimo le modifiche chimiche, biochimiche e microbiologiche degli
alimenti.
DOMANDA
Produco ormai da anni il pane per il consumo famigliare. Il mio problema
consiste nella conservazione: uso il congelatore ma con il risultato
che, al momento del consumo la crosta si stacca dalla mollica. Potreste
aiutarmi a risolvere il problema?
RISPOSTA
I consigli principali li racchiudiamo nei seguenti punti:
1-congelare nel minor tempo possibile.-2 abbassare la temperatura del
congelatore rispetto allo standard.-3 cercare di congelare il solo prodotto
singolarmente in quanto quantità superiori recherebbero meno efficacia
al congelamento allo stesso.-4 l' altra accortezza è di chiudere il
prodotto all' interno di un sacchetto per surgelazione (trasparente)magari
sotto vuoto h1/30 dopo averlo congelato.
DOMANDA
Shelf life del pane
Gentile dott.ssa avrei bisogno di qualche informazione sulla conservabilità
del pane in atmosfera protettiva. Può un pane senza additivi o trattamenti
vari avere una durata di almeno 15 giorni? Gli ingredienti del pane
in questione sono: farina 00, acqua, sale e lievito naturale. Tempo
di cottura: 18 min. Temperatura di cottura: 210°C. La ringrazio anticipatamente.
RISPOSTA
Indubbiamente la confezione del prodotto in atmosfera protettiva
( ossia quella senza ossigeno ) allunga notevolmente la durata di conservazione
del prodotto, perché inibisce gran parte dei batteri e dei microrganismi
patogeni, bisognosi dell’ossigeno per il loro metabolismo. Anche il
suo prodotto dovrebbe avere una buona durata di conservazione visto
che è preparato con il lievito naturale, ma non credo che potrebbe durare
15 giorni per il fatto che cuoce soltanto 18 minuti, quindi non si tratta
di pezzatura grossa, per cui avrà una durata di conservazione più lunga
del solito, ma comunque inferiore a 15 giorni.
DOMANDE RELATIVE AL PANE PRECOTTO E AL PANE SURGELATO
DOMANDA
Vorrei produrre pane speciale precotto(10-20 minuti al termine della
cottura) surgelato a -18, ed in seguito vendere il prodotto ad altri
panificatori e a supermercati attrezzati per la cottura finale ed in
parte terminare la cottura io stesso. Vorrei sapere quali sono le normative
generali a tale proposito.
RISPOSTA
La normativa prevede la produzione di pane precotto surgelato
e non - art. 14 della L. 580/67, commi 2, 3 e 4: “2. II pane ottenuto
da una cottura parziale, se destinato al consumatore finale deve essere
contenuto in imballaggi singolarmente preconfezionati recanti in etichetta
le indicazioni previste dalle disposizioni vigenti e, in modo evidente,
la denominazione "pane" completata dalla menzione "parzialmente cotto"
o altra equivalente, nonché l'avvertenza che il prodotto deve essere
consumato previa ulteriore cottura e l'indicazione delle relative modalità
della stessa. 3. Nel caso di prodotto surgelato, oltre a quanto previsto
dal comma 2, l'etichetta dovrà riportare le indicazioni previste dalla
normativa vigente in materia di prodotti alimentari surgelati, nonché
la menzione "surgelato". 4. II pane ottenuto mediante completamento
di cottura di pane parzialmente cotto, surgelato o non, deve essere
distribuito e messo in vendita, previo confezionamento ed etichettature
riportanti le indicazioni previste dalla normativa vigente in materia
di prodotti alimentari, in comparti separati dal pane fresco e con le
necessarie indicazioni per informare il consumatore sulla natura del
prodotto.” Rimane inteso che è necessaria un’autorizzazione sanitaria
per tale produzione.
DOMANDA
Desidero avere indicazioni come produrre pane senza lievito di birra
poichè molti clienti lo richiedono inquanto intolleranti a tale ingrediente.
RISPOSTA
E' molto difficile segnalarle delle ricette che potrebbero
essere idonee alle sue necessità, data l'intolleranza al lievito. In
primo luogo bisogna distinguere i clienti soggetti ad intolleranze da
quelli allergici al lievito. Per gli intolleranti si può utilizzare
nell'impasto un pò di pasta di riporto del giorno prima (come lievito);
per i soggetti allergici la soluzione sopra proposta non va bene, ossia
non è possibile usare la pasta di riporto. A riguardo, in tempi passati
quando ancora non c'era il lievito compresso, si utilizzavano le bucce
d'uva o d'arancia macerate, come lievito; a tal proposito si potrebbe
fare una prova. Portiamo alla sua attenzione una polvere lievitante
che si può acquistare in erboristeria e che comunque le consigliamo
vivamente di sottoporre all'analisi di un esperto alimentare, prima
di farne qualsiasi utilizzo. Il nome del prodotto è: SEKOWA BACKHUPF.
Gli ingredienti sono: 1. Glucone Delta Lattone(ottenuto dalla fermentazione
dello zucchero d'uva); 2. bicarbonato di sodio; 3. farina di mais. Se
questo prodotto dovesse trovare l'approvazione medica dei dietologi
(ai quali fanno riferimento i suoi clienti) o comunque di un'addetto
di competenza, allora potrebbe utilizzarlo invece del lievito al quale
sono intolleranti i clienti. Per quanto riguarda ricette applicabili,
si possono utilizzare tutte senza naturalmente il lievito, tenendo presente
che il prodotto finito tenderà ad essere molto duro.
DOMANDA
A mio marito, è stata diagnosticata un'intolleranza aliemntare
verso il lievito di birra. Vorrei sapere se esistono tipi di pane, grissini,
crakers,o altro che non lo contengono. Ho provato a cercare in diversi
rivenditori, ma non ho avuto successo. Mi faccia avere se possibile,
eventuali ricette o sostituti di questi alementi.
RISPOSTA
Ci sono attualmente delle aziende che producono questo tipo
di prodotto sotto varie forme es.www.aedgruppo.it/PRODOTTI/Bio_PaneAzimo_testo.htm
RICETTA:farina kg 2- olio exv oliva 200 gr - sale gr 36 - gr 800 acqua
- gr 10 malto totale impasto kg 3,046 -Impastare tutti gli ingredienti.
Far rilassare la massa. Spezzare del peso desiderato e preformare rotondo.
Far rilassare ancora poi passare dai rulli per appiattire il piu fine
possibile. Mettere su teglie e porre in cottura con vapore. Lasciare
dorare leggermente. Oppure tirare delle sfoglie con la sfogliatrice
molto sottile, stendere sul tavolo leggermente infarinato, tagliare
dei rettangoli della dimensione desiderata, porre sulle teglie e passare
in cottura.
DOMANDA
Come posso fare del pane senza lievito di birra per intolleranti a questa
sostanza?
RISPOSTA
Le intolleranze alimentari sono “allergie non allergiche”.
Normalmente per quanto riguarda le intolleranze alimentari, possono
manifestarsi, quando un alimento è assunto o è stato assunto in dosi
elevate. Per cui, secondo me, il prodotto alimentare, che viene ritenuto
“colpevole” non deve essere evitato del tutto nella dieta, ma introdotto,
magari, in dosi piccoli. In questo caso, ripeto, è soltanto una mia
opinione personale, si potrebbe utilizzare anziché il lievito di birra
compresso o secco attivo, in cui le cellule di lievito ( appartenenti
soltanto ad un ceppo di Saccaromyces cerevisiae ) si trovano in forma
concentrata, i prodotti a base di lievito naturale, che contengono comunque
i Saccharomyceti ( i lieviti di diversi tipi ), ma in forma “diluita”
fra gli altri microrganismi, contenuti nel lievito naturale, da cui
anche i tempi più lunghi di fermentazione della pasta a base di lievito
naturale. Non inserendo alcun lievito ( sia quello di birra o quello
naturale ) nell’impasto, avremo comunque una quantità minuscola di questi
microrganismi nella pasta, perchè i lieviti in natura esistono dappertutto:
nella frutta, negli ortaggi, nel grano ( soprattutto negli involucri
), nei latticini, nelle bevande ( vino, birra ) ecc… Per cui, prima:
non è possibile eliminarli del tutto dalla dieta, e secondo: è anche
inutile, perché disabituandosi a introdurre nel organismo un certo alimento
si rischia davvero di avere dei problemi seri, dopo che viene nuovamente
introdotto, magari casualmente. Un'altra cosa da valutare, ed è anche
soltanto una mia opinione personale, la credibilità dei test effettuati
sulle intolleranze alimentari. Per quanto so io, finora tutti i metodi
utilizzati per rilevare le intolleranze alimentari sono dei test non
convenzionali, ossia non accettati univocamente dalla classe medica.
Per cui, il fatto di avere un intolleranza alimentare di per sé può
essere messo sotto dubbio. Comunque, se un soggetto ritiene opportuno
di non inserire nessun supporto fermentativo nell’impasto, l’unica sistema
è quella di usare gli agenti lievitanti chimici ( detti Baking polver
) per conferire al prodotto un minimo di sofficità, però, ripeto, non
so se ne vale la pena.
DOMANDA
Possiedo un forno con rivendita e molti clienti chiedono il pane senza
lievito di birra. Vorrei sapere impasto, metodologia e cottura di quest'ultimo.
Ringrazio fin d'ora e trovo il Vostro sito molto interessante anche
per i professionisti del settore.
RISPOSTA
Per evitare l' uso del lievito di birra e sostituirlo con
quello naturale ottenuto per maturazione, possiamo indicare un link
storico di pianetapane.it dove sarà possibile trovare il metodo di lavorazione
completo.Infatti conviene prima comprendere il procedimento per ottenerlo.Link
www.mclink.it/personal/MC1579/noframe/pane/homepane.htm
DOMANDA
Vorrei effettuare la vendita di pane prodotto da semilavorato
crudo surgelato acquistato da un produttore munito di regolare licenza
di panificazione,lievitato cotto sul punto vendita.Qualè la modalità
di vendita?
RISPOSTA
L’art. 14 della L. 580/67, comma 4 riporta quanto segue:
“Il pane ottenuto mediante completamento di cottura di pane parzialmente
cotto, surgelato o non, deve essere distribuito e messo in vendita,
previo confezionamento ed etichettature riportanti le indicazioni previste
dalla normativa vigente in materia di prodotti alimentari, in comparti
separati dal pane fresco e con le necessarie indicazioni per informare
il consumatore sulla natura del prodotto”.
DOMANDA
Vorrei sapere se è lecito nei supermercati il servizio vendita di pane
caldo, cioè sfornato da piccoli forni installati nei supermercati (generalmente
si tratta di pane surgelato).
RISPOSTA
L’installazione di forni per la cottura di pane all’interno
di un supermercato è soggetta ad autorizzazione sanitaria. Pertanto,
Le consiglio, innanzitutto di presentare un’istanza al Comune, che tramite
il parere dell’ AUSL, provvederà al rilascio della suddetta autorizzazione.
Tuttavia, Le ricordo che, in base all’art.1 del D.P.R. 502/98, occorre
rispettare le seguenti regole: 1. Il pane ottenuto mediante completamento
di cottura da pane parzialmente cotto, surgelato o non surgelato, deve
essere distribuito e messo in vendita in comparti separati dal pane
fresco e in imballaggi preconfezionati riportanti, oltre alle indicazioni
previste dal D. L.vo 109/92 (di cui si è già parlato in altre occasioni),
anche le seguenti: • “ottenuto da pane parzialmente cotto surgelato”,
in caso di provenienza da prodotto surgelato;. • “ottenuto da pane parzialmente
cotto”, in caso di provenienza da prodotto non surgelato né congelato.
2. Ove le operazioni di completamento della cottura e di preconfezionamento
del pane non possano avvenire in aree separate da quelle di vendita
del prodotto, dette operazioni possono avvenire, fatte salve comunque
le norme igienico - sanitarie, anche nella stessa area di vendita e
le indicazioni, i cui al punto 1, devono figurare su un apposito cartello
esposto in modo chiaramente visibile al consumatore nell’area di vendita.
DOMANDA
Vorrei sapere se in italia la vendita al dettaglio di pane
surgelato è possibile se si può vendere pane cucinato precedentemente
surgelato. Se la risposta dovrebbe risultare negativa, vorrei sapere
se una ditta/fornitore di un altro stato della UE ha la possibilità
di vendere il pane nelle formule sopracitate.
RISPOSTA
Il pane surgelato prodotto dallo stesso panificatore (regolarmente
conservato nell' abbattitore) non ha bisogno di particolarI autorizzazioni
se non dalla ASL di competenza.
DOMANDE RELATIVE ALLA FARINA SENZA GLUTINE
DOMANDA
Sono riuscito a trovare ottime farine senza glutine per celiaci, nel
web ho trovato anche ricette, ho provato i lieviti specificati al loro
interno ma non riesco ad ottenere risultati soddisfacenti, forse anche
a causa di una mia non corretta interpretazione e ad alcune spiegazioni
sommarie. Le sarei molto grato se potesse aiutarmi per riuscire finalmente
ad ottenere un buon pane.
RISPOSTA
E' molto difficile ottere dei risultati soddisfacenti con
una farina priva di glutine in quanto non mantiene una struttura capace
di dare una determinata consistenza all' inpasto e mantenere una sostanziale
elasticità.Oggi esistoni delle materie prime (naturali)che permettono
di arrivare a dei risultati strepitosi per la produzione di questi particolari
prodotti da forno.La IREKS a recentemente tirato fuori dal cilindro
un prodotto che risponde a queste straordinarie caratteristiche. IREKS
Tel 02/9106631
DOMANDA
DOVE POSSO TROVARE UN PANIFICIO CHE VENDA IL PANE SENZA GLUTINE?
RISPOSTA
Più che trovare un panificio che venda il pane senza glutine,
deve trovarne uno disposto a lavorare tale tipo di pane; questo perchè
la farina senza glutine si può comprare solo in farmacia e quindi dovrebbe
essere lei ad acquistarla, presentando al farmacista una ricetta medica
con la prescrizione, per poi chiedere al suo panettiere di fiducia o
ad un panificio nella sua zona di realizzare per lei la quantità di
pane senza glutine di cui ha bisogno. Se invece volesse provare a realizzarlo
lei, le consigliamo di andare al seguente indirizzo: http://www.celiachia.it/ricette,
dove troverà una serie di ricette (sulla sinistra dello schermo) tutte
senza glutine, compresa naturalmente quella del pane.
DOMANDA
Vorrei sapere tutto sulla farina di "farro" se ha glutine,a chi puo
essere somministrato e a chi no. se e' possibile alcune ricette.
RISPOSTA
Questo link specifico riguarda il pane a base di farro :
http://www.giorilli.com/larte.htm La ricetta e messa a disposizione
dal grande maestro della panificazione italiana Piergiorgio Giorilli.
Il pane al Farro spesso e volentieri viene tagliato con farina comune
che permette di legare tutti gli ingredienti compreso il Farro.Infatti
tutti gli altri pani speciali vengono prodotti con una base di farina
di grano tenero.(ovviamente la farina contiene il famoso glutine). Ma
bisogna tenere anche presente che lo stesso farro ne contiene una discreta
parte in quanto è un derivato del frumento. Anche nella ricetta del
maestro sarà presente una preparazione a base di biga con farina di
grano tenero. Per preparare un prodotto al farro privo di glutine bisognerebbe
avventurarsi nel discorso dei prodotti senza glutine per celiaci ed
individuare un possibile preparato al farro che non preveda la presenza
di glutine. Il sito di riferimento è l' azienda : SCHAER ITALA http://www.schaer.com/p1000it.html
Consigliamo di contattare questa azienda e chiedere sé hanno a disposizione
dei preparati specifici al farro.
DOMANDA
Volevo delle informazioni sulla produzione di pane/dolci senza glutine
per soggetti affetti da morbo celiaco.Mi servirebbero informazioni sulla
tecnologia di produzione dal momento che l'uso di farine alternative
al frumento, con l'impasto non danno lo sviluppo del glutine che serve
per la lievitazione e per ottenere il prodotto tradizionale.
RISPOSTA
La farina per la produzione del pane e dei dolci per le
persone affette da celiachia si può reperire solo in farmacia.Per la
sua preparazione bisogna che il prodotto venga lavorato in macchinari
di lavorazione ed in vasche di riposo decontaminate e perfettamente
sterilizzate da qualsiasi lavorazione fatta con farine tradizionali
in quanto si potrebbero verificare danni alle persone.Questo è uno dei
motivi per il quali non si voglio affidare queste lavorazioni ai comuni
panifici in quanto la produzione frenetica dei vari prodotti e le loro
complessita potrebbero portare ad alcune sviste.Infatti stanno sorgendo,da
qualche tempo dei panifici completamente dedicati a coloro che soffrono
di questo increscioso problema.Per quanto riguarda l'aspetto tecnologico
bisognerebbe contattare personalmente le aziende che operano nel settore
le quali sono a conoscenza più diretta delle fasi produttive.Noi consigliamo
la SCHAER spa www.schaer.com/p1000it.html www.celiachia.it
DOMANDE RELATIVE A: PASTA ACIDA, PASTA MADRE E PASTA
DI RIPORTO
DOMANDA
A causa di una patologia intestinale non posso assumere alimenti che
contengano lievito (di birra, latticini e derivati, tutti gli zuccheri
tranne il fruttosio, mi trovo nella condizione di fare il pane in casa
con la pasta acida. Vorrei sapere se possibile le dosi e il procedimento
della pasta acida e il rapporto tra quantità pasta acida e farina per
il pane.
RISPOSTA
1° fase 50gr di farina di segale, 25 gr di malto, 60 gr
di acqua tiepida, impastare e far fermentare in una ciotola capiente
per un giorno in ambiente coperto con plastica per non fare la buccia.
2° fase prendere l' impasto inacidito gr 100 con gr 100 di farina bianca
e gr 100 acqua tiepida circa 26 °c reimpastare, verra una pasta quasi
liquida, far fermentare per circa 6 ore poi porre in frigorifero fino
al giorno sucessivo. Ripetere questa seconda operazione per almeno due
giorni. 3° fase prendere gr 200 di madre acida, aggiungervi gr 400 farina
bianca, gr 400 acqua a 26°c miscelare con un frullatore tutto assieme
in una bacinella capiente. Far fermentare in ambiente per circa 4 ore,
poi porre in frigorifero ed utilizzare il 50% di pasta acida sulla quantita
di farina che si dovrà impastare per fare il pane.
DOMANDA
Come si prepara ed usa la pasta madre in pizzeria
RISPOSTA
La preparazione di questo ingrediente è poco frequente in
pizzeria anche perchè può comportare beneficio o addirittura problemi
a livello di lavorazione e di rendimento finale dell' impasto. Principalmente
si evidenziano alcune difficoltà nell' estendibilità della pasta creando
resistenza alla lavorazione diretta.Per molti può essere poco pratica
nell' utilizzo in pizzeria mentre per altri può rappresentare una soluzione
ai fini di rendimento finale. Certamente cio' è in proporzione alla
conoscenza specifica delle maestranze che ne fanno uso da generazioni
e ne custodiscono i segreti più remoti. Noi di pianetapane.it consigliamo
ai nostri utenti di consultare un sito da noi catalogato nella sezione
CURIOSITA'che affronta questo problema più da vicino: http://www.mclink.it/personal/MC1579/pane/lieviti.htm
DOMANDA
VORREI SAPERE GENTILMENTE I METODI DI PREPARAZIONE E I TEMPI DI CONSERVAZIONE
DELLA BIGA E LIEVITO NATURALE.
RISPOSTA
Per preparare il lievito naturale esistono vari metodi:
si può partire con un impasto acido spontaneo, creato da farina e l’acqua
( con eventuale aggiunta di vari supporti fermentativi ), e lasciato
a maturare all’aria. In questo caso, rinfrescato giornalmente, dopo
un tempo ( abbastanza lungo ), avrà un lievito madre, il quale, quando
raggiunge le caratteristiche ottimali, potrà essere conservato ( con
diverse modalità ) e adoperato ( dopo una serie di rinfreschi ) per
la ricetta desiderata. Le dosi di partenza: farina di alta resa + metà
acqua. Meglio addizionare il composto con la frutta matura ( o con diversi
supporti fermentativi, non li sto a specificare). In caso di frutta
matura è preferibile adoperare la buccia d’uva, di mela ecc., non trattati
ovviamente, metterla a bagno nell’acqua a macerare, il giorno dopo filtrare
l’acqua e adoperarla per l’impasto. L’impasto pronto viene arrotondato
e si lascia a fermentare nell’ambiente fino all’indomani, dopo di che
viene nuovamente impastato, aggiungendo della farina e dell’acqua e
cosi via fino a che non raggiunga le caratteristiche necessari. Il lievito
è buono, quando raggiunge il giusto grado di maturazione ( quando cresce
più del doppio, triplica quasi, nell’arco di 4 ore a temperatura di
+ 28°C ) e quando si presenta chiaro ( non eccessivamente ), aromatico
e con il sapore dolce-acido, soffice, con l’alveolatura fitta e allungata.
Una volta pronto, potrà essere mantenuto. Il sistema migliore ( ed è
più semplice anche ) è prendere un pezzo di madre, esistente già, da
qualcuno di fiducia e mantenerlo, cercando di conservare per quanto
meglio possibile le sue caratteristiche originali. In commercio esistono
anche vari prodotti ( cosiddetti “colture starter” ), sono prodotti
da una madre rigorosamente controllata in laboratorio, e con una microflora
selezionata, che può essere essiccata e resa in polvere oppure congelata
oppure liofilizzata. Adoperando questi prodotti abbrevia i tempi di
lavorazione e in un certo senso garantisce la qualità del prodotto,
soltanto che dovrà inizialmente aggiungere un pizzico di lievito di
birra nell’impasto, perché a causa dei trattamenti termici subiti i
microrganismi della madre saranno in forma meno attiva. Riassumo quindi,
che per cominciare può partire o con impasto acido spontaneo oppure
con una madre esistente già ( che vivamente consiglio ) oppure con delle
colture starter. Invece per mantenere il lievito esistono due sistemi
principali ( all’asciutto o nell’acqua ). Nel primo metodo il lievito
madre ( soltanto la parte centrale ), viene impastato con farina ( raffinata
( di categoria 00 ), forte, avente un buon glutine ) e l’acqua ( circa
metà dalla quantità di farina ). L’impasto così ottenuto ( deve avere
temperatura di circa +26°C ) si avvolge, viene tagliato “a croce” sulla
superficie e si lascia a fermentare in un mastello stretto e alto, coperto
con tela di tessuto, per circa 4 ore a temperatura di +26÷28°C. Quando
l’impasto è cresciuto più del doppio ( quasi triplicato ), si prende
( la parte centrale ), nuovamente viene impastato con farina e con acqua
( meno della metà, per avere la consistenza un po’ più asciutta dell’impasto,
con circa 48% d’acqua ). ( * ). L’impasto pronto viene avvolto ( a filone
) abbastanza stretto, avvolto con uno straccio pulito, nuovamente avvolto
nel sacchetto di iuta ( a maglia larga ) e legato con una corda. Si
lascia quindi all’ambiente fino a che non comincia a tirare ( bene ),
dopo di che viene messo al fresco ( in cantina, per essere rinnovato
il giorno dopo, o in frigo per essere rinnovato dopo 2-3 giorni o anche
una volta alla settimana ( in questo caso allungato con più farina nell’impasto,
fino a raddoppiare ). Un altro metodo consiste nel lasciare l’impasto
nell’acqua. Si procede con le stesse modalità fino al punto (*), dopo
di che l’impasto viene formato a palla e introdotto in una bacinella
con dell’acqua ( di circa + 20°C ), si lascia fino a quando non sale
a gala, dopo di che la bacinella con il lievito nell’acqua può essere
messa al fresco ( in cantina o in frigo ). Nel rinnovo successivo adopera
sempre la parte centrale del lievito, farina e circa 40% d’acqua per
ottenere l’impasto morbido, perché il lievito, anche se è strizzato
bene, conterrà sempre dell’acqua. Con il termine “conservazione” si
intende il mantenimento delle caratteristiche propri del prodotto, quindi
lo scopo della conservazione del lievito è quello di salvaguardare e
di mantenere la sua microflora ( molto ricca ) più costante possibile,
che non è facile, perché richiede una certa esperienza. Il lievito si
trova in continua evoluzione, è abbastanza complicato mantenere il lievito
naturale stabile, perché, bisogna tenere sotto controllo diversi parametri:
ambientali ( temperatura, umidità, igiene dell’ambiente ecc.. ), dell’impasto
( farina utilizzata, che deve essere ottima, la temperatura dell’acqua,
la quantità dell’acqua e della farina ), le modalità dell’impasto, di
fermentazione ecc. Così una madre buona di partenza può diventare scadente,
se non viene trattata in maniera giusta o viceversa, un lievito inizialmente
scarso può diventare buono, seguendo necessari accorgimenti. Questo
è quanto. Ho cercato di essere abbastanza sintetica, anche se è difficile
rispondere in breve a questa domanda. Per sapere di più sull’argomento
potrà consultare il libro ( “Panificando…” di autori Giorilli-Lipetskaia,
mi permetto di fare pubblicità, oppure sul libro “Arte Bianca. Materie
prime, processi e controlli” di Barbara Carrai ( fra l’altro un testo
molto valido ) o sugli altri libri, oppure, che forse è ancora meglio,
frequentare qualche corso sul lievito naturale ). Per la biga, invece,
la preparazione è più facile. La biga è un preimpasto, che generalmente
ha i tempi di maturazione da 16 a 24 ore, ma può essere conservato anche
fino a 48 ore o anche di più. Per preparare la biga è sufficiente miscelare
( non impastare del tutto ) farina, acqua e il lievito di birra ( compresso
o secco attivo ). Generalmente le dosi sono seguenti: 1 kg di farina
00 ( forte), acqua 440 ml e 10 g di lievito compresso. I tempi d’impasto
sono brevi ( con impastatrice “ a spirale” circa 3÷ 4 minuti, soltanto
in prima velocità ), la biga pronta deve avere ancora la consistenza
grumosa ( non liscia ) e deve avere la temperatura di circa + 20°C,
la temperatura dell’acqua quindi deve essere tale, da consentire alla
biga di raggiungere questo valore. La biga così ottenuta si lascia a
maturare per 16-24 ore alla temperatura di +18-20°C, trascorso tale
periodo, biga può essere adoperata per l’impasto finale oppure può essere
conservata in frigo a +4 °C per le altre 24 ore, e dopo di che adoperata
( in questo caso conviene prelevarla dal frigo un po’ prima dell’impastamento,
per far si, che raggiunga la sua temperatura ottimale ).
DOMANDA
Ho un amico che non tollera il lievito di birra e nemmeno la farina
di grano; mi chiedo se con la farina di Kamut si può ottenere una pasta
madre, magari innestandola con un po' della mia che è di grano tenero,
facendo poi successivamente rinfreschi SOLO con farina di Kamut . L'impasto
così ottenuto, liviterebbe? E questo pane sarebbe gradevole?
RISPOSTA
Sicuramente con la farina di grano Kamut si può ottenere
una pasta madre, ma il problema è che per creare la pasta madre bisogna
sicuramente usare uno "starter", ossia una partenza con un minimo di
lievito compresso. Allora la domanda è: il suo amico che è intollerante,
sopporterà la quantità anche se minima di lievito, presente nella pasta
madre? In tempi passati, quando ancora non c'era il lievito compresso,
si utilizzavano le bucce d'uva o d'arancia macerate, come lievito; a
tal proposito si potrebbe fare una prova. Un'altra possibilità è quella
di usare lo yogurt come "starter" al posto del lievito compresso; per
fare una prova si potrebbe iniziare da una percentuale di yogurt del
3-5%.
DOMANDA
Vorrei capire la ragione di utilizzare farine dal w diverso per ottenere
un pane leggero e ben lievitato senza l'ausilio del livito di birra;
quali processi biochimici intervengono? Se usassi farina forte per la
pasta madre e anche per l'impasto, a quali risultati andrei incontro?
RISPOSTA
potrebbe utilizzare per il rinfresco (impasto) anche la
stessa farina della pasta madre considerando che qualitativamente potrebbe
non avere problemi, ma spenderebbe di più. Per la seconda domanda potremmo
aprire una discussione molto lunga e complessa. Vi consigliamo in merito
alla domanda di consultare il libro "Panificando..." del Maestro Piergiorgio
Giorilli e la Dott. ssa Elena Lipetskaia.
DOMANDA
Parlando di pasta madre più o meno attiva con un esperto
panificatore, ho ricevuto il consiglio di utilizzare una farina con
w 300/330 per fare la pasta madre, ma di utilizzare poi una farina con
w 250 circa per impastare e quindi fare le pagnotte da 750/1000 g. tenete
conto che non uso assolutamente lievito di birra e che il mio pane lievita
dalle 6 alle 8 ore. io non conosco il motivo di usare due diverse farine;
mi piacerebbe capirlo.
RISPOSTA
Per la formazione del lievito madre consigliamo l' utlizzo
di una farina forte nel w, mentre è sufficiente un w 220 per il tipo
di pezzatura da lei specificata.
DOMANDA
Potreste cortesemente inviarmi la ricetta dattagliata per fare il "lievito
madre".
RISPOSTA
Essendoci molti metodi di sviluppo di questo ingrediente,
preferiamo segnalare un sito ne che riassume quello base:http://www.mclink.it/personal/MC1579/noframe/pane/pane.htm
DOMANDE RELATIVE ALLA LICENZA DI PANIFICAZIONE
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APERTURA
PANIFICIO:
Dichiarazione di inizio attività (articolo 19 della legge 241/90)
Ai sensi dell’articolo 4, comma 2, del
decreto l’impianto di nuovo panificio e il trasferimento o la trasformazione
di panifici esistenti sono soggetti a dichiarazione di inizio attività
da presentare al Comune competente per territorio ai sensi dell’articolo
19 della legge n. 241/90.
La dichiarazione deve essere corredata
da:
a. Autorizzazione della competente Azienda
Sanitaria locale in merito ai requisiti igienico sanitari
b. Autorizzazione alle emissioni in atmosfera
c. Titolo abilitativo edilizio
d. Permesso di agibilità dei locali
e. Indicazione del nominativo del responsabile
dell’attività produttiva che assicura l’utilizzo delle materie prime
in conformità alle norme vigenti, l’osservanza delle norme igienico
– sanitarie e di sicurezza dei luoghi di lavoro e la qualità del prodotto
finito.
A tal fine il responsabile dell’attività
autocertifica ai sensi del D.P.R. 445/2000 l’osservanza di quanto previsto
dalla citata lett. e).
In applicazione delle disposizioni del
nuovo articolo 19 della legge 241/90, l’interessato prima di aprire
l’esercizio, deve attendere 30 giorni dalla data di presentazione della
dichiarazione e quando ritiene di aprire deve inviare una ulteriore
comunicazione al Comune informandolo dell’avvio dell’attività.
Il Comune entro trenta giorni dal ricevimento
della comunicazione effettua una verifica circa il possesso di tutti
i requisiti richiesti. In caso di mancanza dei requisiti adotta motivati
provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione
dei suoi effetti, salvo che ove possibile l’interessato provveda a conformare
alla normativa vigente l’attività stessa.
Attività di vendita dei prodotti di produzione
per il consumo immediato
In sede di conversione del decreto legge
è stata aggiunta la disposizione di cui articolo 4 comma 2 bis del decreto
che consente ai titolari degli impianti di panificazione l’attività
di vendita dei prodotti di propria produzione per il consumo immediato
utilizzando locali e arredi dell’azienda, con esclusione del servizio
di somministrazione, nell’osservanza delle norma igienico - sanitarie.
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DOMANDA
Ho già un panificio. Vorrei aprire una succursale non solo come rivendita
ma anche come produzione di pane sempre sotto il nome della ditta, posso
farlo?
RISPOSTA
Per dare una risposta alla sua domanda, occorre richiamare
la normativa dettata in materia di panificazione (L. 1002/56). Infatti
a tenore dell’art. 2 della citata legge, per installare qualunque nuovo
impianto di panificazione è necessario che la Camera di Commercio, Industria
ed Agricoltura rilasci un’autorizzazione che, tenendo conto del numero
dei panifici già esistenti e del volume di produzione del luogo ove
essa è richiesta, stabilirà la potenzialità produttiva del nuovo panificio.
Una volta ottenuta l’autorizzazione alla panificazione, previo accertamento
dell’efficienza degli impianti e della loro rispondenza ai requisiti
tecnici, igienico-sanitari e di sicurezza sul lavoro previsti dalle
leggi vigenti, la Camera di Commercio, Industria ed Agricoltura rilascia
la licenza di panificazione (art. 3 L. 1002/56). Nel momento in cui
Lei ha intrapreso l’attività di panificazione ha ottenuto sia l’autorizzazione
che la licenza. Entrando nel merito della Sua domanda, per aprire un
nuovo punto vendita sotto la medesima denominazione e ditta, ovvero
una succursale, come Lei la definisce, non Le occorrono nuove autorizzazioni
e licenze di panificazione, purché l’attività sia limitata alla semplice
vendita dei prodotti da forno, la cui produzione dovrà avvenire in altro
luogo. Le sarà richiesta, ovviamente, in ogni caso, la regolare licenza
commerciale per la vendita al dettaglio. Qualora, invece, fosse Sua
intenzione, pur mantenendo denominazione e ditta inalterate, installare
un nuovo impianto di panificazione, sarà necessario munirsi dell’autorizzazione
e licenza di panificazione (artt. 2 e 3 L. 1002/56). Nel caso in cui
la Camera di Commercio di Palermo fosse restia a concedere nuove autorizzazioni
alla panificazione, potrebbe tentare di ottenere un aumento di potenzialità
produttiva da utilizzare -comunque- nel panificio già esistente, vendendo
i prodotti nel nuovo esercizio commerciale. Ciò avrebbe l’indubbio vantaggio
di consentirLe un risparmio di costi di installazione per un nuovo impianto.
Le suggerisco, tuttavia, di controllare la potenzialità produttiva di
cui già gode, poiché se non fosse completamente utilizzata potrebbe,
in attesa di ottenere le nuove concessioni, incrementare la produzione
ed aprire subito un nuovo punto vendita, ove vendere i prodotti confezionati
nel Suo precedente laboratorio.
DOMANDE RELATIVE AL TRASPORTO DEL PANE A DOMICILIO
DOMANDA
Vorrei conoscere le norme che regolano il trasporto del pane confezionato
in sacchetti microforati. Si può trasportare su mezzi centinati ? Deve
seguire la norma haccp ?
RISPOSTA
Non esistono norme specifiche in merito, ma bisogna fare
riferimento al trasporto di sostanze alimentari in generale, come previsto
dall’art.43 (Idoneità igienico - sanitaria dei mezzi di trasporto di
sostanze alimentari in generale) del D.P.R. 327/80: “Il trasporto delle
sostanze alimentari deve avvenire con mezzo igienicamente idoneo e tale
da assicurare alle medesime una adeguata protezione, in relazione al
genere delle sostanze trasportate, evitando ogni causa di insudiciamento
o altro danno che possa derivare alle sostanze alimentari trasportate
dagli agenti atmosferici o da altri fattori ambientali. E' fatto obbligo
di provvedere alla pulizia del mezzo di trasporto adoperato, in maniera
tale che dal medesimo non derivi insudiciamento o contaminazione alle
sostanze alimentari trasportate.” Pertanto, considerato che il pane
è preconfezionato, che le confezioni verranno messe in ceste o altri
contenitori, è sufficiente che il mezzo sia mantenuto in condizioni
igieniche buone per non incorrere in sanzioni da parte delle autorità
competenti. Per quanto riguarda il sistema Haccp, anche la fase del
trasporto è contemplata nel Decreto legislativo 155/97 e di conseguenza
occorre adeguarsi. A tale proposito, nello stesso decreto, all’allegato
IV, si è stabilito che: “I veicoli o i contenitori utilizzati per il
trasporto di prodotti alimentari devono essere mantenuti puliti nonché
sottoposti a regolare manutenzione al fine di proteggere gli alimenti
da fonti di contaminazione e devono essere se necessario progettati
e costruiti in modo tale da consentire un'adeguata pulitura e disinfezione.”
DOMANDA
Un panificatore che vuole vendere il pane oltre che nel
proprio esercizio anche in forma "ambulante" (con un furgoncino) emettendo
regolari ricevute fiscli, ha bisogno di comunicazio e/o permessi e da
parte di chi?
RISPOSTA
La vendita di pane in forma ambulante è vietata, come previsto
dall’art. 26, comma 2 della Legge 4.7.67, n. 580 (Disciplina per la
lavorazione e commercio dei cereali, degli sfarinati, del pane e delle
paste alimentari): “È vietata la vendita del pane in forma ambulante
e nei pubblici mercati, fatta eccezione per quelli coperti, purché vi
siano le garanzie di cui agli articoli precedenti.” Tale divieto è stato
riconfermato dal comma 5 dell’art. 10 del D. M. 26 giugno 1995.
DOMANDE RELATIVE ALL’ACIDITA’ DELL’IMPASTO
DOMANDA
Salve, per cortesia mi può dare il significato pratico dell’acidità
titolabile e come si misura? Grazie Francesco
RISPOSTA
Misurare l’acidità della pasta può essere particolarmente
utile nel corso della sua fermentazione, per vedere il punto giusto
della maturazione dell’impasto ( visto che l’impasto fermentando aumenta
il suo grado d’acidità ). A livello di un piccolo panificio questa misurazione
non serve, mentre le fabbriche grandi del pane ( ad esempio in Russia
) la controllano per tutti gli impasti. Tale misurazione viene effettuata
in maniera seguente: 10g della pasta vengono stemperati con 50 ml dell’acqua
distillata. Si aggiunge qualche goccia di fenolftaleina ( un indicatore
) e si titola con idrossido di sodio 0,1 N fino al punto di titolazione
( affinché la soluzione non comincia appena avere la colorazione rosa
). Misurano la quantità utilizzata di idrossido di sodio e tale valore
viene riportato per la soluzione 1 N e per 100 g di pasta; diviso per
cento di seguito dà valore di gradi di Nei man ( unità di misura ).
Ad esempio, la pasta all’inizio della fermentazione presentava 2,4 °N,
alla fine può presentare 4,8 °N.
DOMANDE RELATIVE UTILIZZO DELL’ACQUA
DOMANDA
Quale acqua per l'impasto?
Salve, mi chiedevo se tra i tanti quesiti che si pongono i navigatori
del sito (del settore o semplici utenti) viene mai presa in considerazione
l'acqua. Si fa un gran parlare della scadente qualità dell'acqua degli
acquedotti cittadini, ma non credo che i panificatori utilizzino acqua
in bottiglia. Cosa ne pensa il Portale del pane italiano. Luciano
RISPOSTA
Gentile Sig Luciano ciò che ci porta all'attenzione è una
considerazione molto giusta.Una buona parte della produzione di pane
viene effettuata utilizzando la normale acqua del rubinetto.Sta molto
al panificatore di avere l'accorteza di istallare un'impianto che garantisca
il filtraggio dell'acqua comune anche perchè non esiste nessuna normativa
che obblighi l'artigiano a far uso di determinate apparecchiature utili
a filtrare l'acqua. Teniamo presente che giornalmente i presidi multizonali
garantiscono il continuo monitoraggio della rete idrica con prelievi
continui e specifici.(teniamo presente che le organizzazioni tutelano
milioni di persone).Gli enti che controllano giornalmente la qualità
dell'acqua sono le sedi ANPA (agenzia-nazionale-protezione-ambiente)che
vigilano 24h su 24h su qualsiasi problema chimico e batteriologico.Per
quanto riguarda l'influenza sul prodotto finito(PANE)il problema sussiste
meno in quanto la sterilizzazione da contaminazione avviene per mezzo
della cottura in forno che provvede a distruggere qualsiasi forma di
attacco di tipo chimico ed altro.
DOMANDA
Caratteristiche chimico-fisiche dell'acqua per panificazione
Stiamo avviando un forno artigianale ed avremmo bisogno di indicazioni
riguardo le caratteristiche chimico-fisiche ideali per l'acqua destinata
alla panificazione. Saremmo allacciati all'acquedotto comunale di Perugia;
pertanto quello che ci interessa non sono indicazioni sulle caratteristiche
chimico-fisiche e microbiologiche che deve avere l'acqua potabile, ma,
piuttosto, quali sono i "fattori" (durezza, pH) da prendere in considerazione
in anticipo per non avere sicuri, spiacevoli, problemi. Ciò al fine
di decidere per l'eventuale spesa di un addolcitore o altro che vorrete
suggerirci. Graze in anticipo per le cortesi indicazioni che vorrete
fornirci.
RISPOSTA
Egregio signore, ai fini alimentari è importante conoscere
il contenuto di sali di calcio e di magnesio dell’acqua, che esprimono
la durezza dell’acqua. La presenza di questi sali nell’acqua porta alla
formazione del calcare quando questa viene fatta evaporare. E’ stata
fatta la seguente classificazione: - Inferiore a 30° francesi: acqua
dolce - Superiore a 30° francesi: acqua dura Pertanto, Le consiglio
di verificare, attraverso un Laboratorio autorizzato, la durezza dell’acqua
proveniente dall’acquedotto (che viene controllata regolarmente dai
laboratori delle AUSL chimicamente e microbiologicamente). Nel caso
in cui l’acqua dovesse risultare troppo dura, allora potrà decidere
di acquistare un addolcitore, che consente proprio di ottenere un’acqua
addolcita. Se, invece, l’acqua non è particolarmente dura, può tranquillamente
usarla tal quale, in quanto la farina possiede già una buona capacità
di tamponare l’effetto dell’acqua dura.
DOMANDA
Purificatore
Devo installare un purificatore d'acqua che mi permette di regolare
la durezza e il ph dell'acqua a questo punto vi chiedo quali sono i
valori ideali ?e se tale impianto puo'peggiorare l'impasto. Grazie
RISPOSTA
Gentilissimo sig. Michele, se deve regolare durezza e pH,
allora si tratta di un addolcitore e non di un depuratore. In ogni caso,
la normativa prevede le caratteristiche che devono avere le acque destinate
al consumo umano attraverso il D.P.R. che Le riporto di seguito, in
cui si riportano le concentrazioni minime dei parametri da Lei indicati.
Per quanto riguarda, invece, la seconda domanda non posso esserLe utile,
in quanto questo lo scoprirà Lei quando utilizzerà l’acqua nei suoi
impasti. Non ritengo, comunque, che l’impianto possa peggiorare la qualità
dei suoi impasti.
DOMANDA
Vorrei conoscere meglio le caratteristiche ed i parametri di riferimento
dell’acqua in panificazione. Mi interessano anche i pro e i contro in
relazione alle dosature sia in eccesso che in difetto durante la fase
produttiva dell’impasto. Andrea Lecco
RISPOSTA
La temperatura e la durezza dell' acqua influiscono direttamente
sulle caratteristiche del prodotto da forno finito. La durezza si misura
in gradi francesi su di una scala di utilizzo che va da 1 a 30 dove
un grado corrisponde ad 1 g di carbonato di calcio disciolto in 100
lt di acqua.
Da 5° a 10° francesi = acqua dolce
(non contiene sali di calcio e magnesio - sapore gradevole )
Da 10° a 20° francesi = moderatamente dura
(discreta quantità di sali calcio/magnesio-sapore insipido)
Da 20° a 30° francesi = dura
(quantitativo superiore di sali calcio/magnesio)
Oltre i 30° francesi = molto dura
(eccessiva quantità di sali di calcio e magnesio - tanfo pesante )
IMPASTO CON ACQUA DOLCE
Colloso e difficile da lavorare
IMPASTO ACQUA MOLTO DURA
Rallenta la fermentazione d irrigidisce il glutine. (molto ricca di
calcare)
Possiamo però bollire l'acqua per meno 10 minuti per far depositare
il calcare sul fondo e filtrandola non appena freddata.
NB. Usando gli stessi ingredienti in due punti opposti del nostro paese
ed usando acque diverse i risultati saranno differenti con gusti differenti.
TEMPERATURA DELL'ACQUA A SECONDA LE STAGIONI
Con stagioni molto calde usiamo sempre acqua abbastanza fredda per non
scaldare l'impasto in lavorazione, mentre per stagioni invernali usiamo
quella a temperatura ambiente e non fredda.
Attenzione
NB. Poca quantità di acqua nell'impasto provoca i seguenti effetti:
•Rallenta la lievitazione
• Volume del prodotto finito insufficiente
• Difficoltà nella lavorazione e pezzatura (fornatura)
• Mollica troppo compatta
• Lacerazioni sulla crosta del prodotto finito
• Crosta scura del prodotto finito
NB. Eccessiva quantità di acqua nell'impasto provoca i seguenti effetti:
• Impasto appiccicoso
• Lievitazione molto veloce
• Forma del prodotto finito appiattita
• Mollica umida
NB. L' acqua in panificazione deve ovviamente essere: potabile - inodore
- incolore e non presentare nessuna anomalia visiva e olfattiva ecc.
(deve mantenere integre le caratteristiche organolettiche)La sua emissione
deve avvenire da fonti certe e controllate ( es:acquedotto che ne garantisce
la sua integrità e trattamento a norma di legge)
NB. Nel caso le fonti fossero estranee alla comune rete di erogazione
e non tutelata da controllo (es: cisterne/pozzi artesiani) occorre sottoporre
l' acqua a controlli fisico/chimico/batteriologici da laboratori autorizzati
dal ministero della sanità.
Decreto legge del 2 Feb.2001 N.31(attuazione della direttiva 98/83/CE
relativa alla qualità d' acqua destinata al consumo umano)
IL RUOLO DELL'ACQUA NEGLI IMPASTI
• Attivazione nei confronti del lievito
• Gonfia i granuli dell'amido
• Permette la solubilità del sale
• Accentua le qualità meccaniche e la reazione del glutine
DOMANDE RELATIVE ALLE ANOMALIE DEL PANE
DOMANDA
Sono un panettiere alle prime armi della provincia di Foggia.
Molto spesso mi capitano diverse anomalie nella lavorazione e cottura
del pane e non mi riesce di capire quali possano essere le cause reali.
Potreste indicarmi un’ elenco dove poter trovare alcuni riferimenti
per non ricadere in eventuali errori di percorso. Ciccio da Foggia
RISPOSTA
Caro Ciccio utilizza puoi tranquillamente utilizzare questo
schema di riferimento
Le anomalie del pane dovute al dosaggio errato degli ingredienti e della
scarsa qualita' delle materie prime più i problemi relativi alla cottura
del prodotto finito.
LE ANOMALIE DEL PANE DOVUTE AL DOSAGGIO ERRATO DEGLI INGREDIENTI E DELLA
SCARSA QUALITA' DELLE MATERIE PRIME
1) Impasto rilassato insufficientemente sviluppato e spugnoso
CAUSA: Farina ancora fresca di macinazione, dobbiamo attendere un periodo
di maturazione
2) Difficoltà nella fermentazione
Il prodotto finito risulta essere poco lievitato e stenta a prendere
il dovuto volume con mollica molto densa e umidiccia. La crosta è lacerata
e presenta una colorazione scura sulla crosta.
CAUSA: La quantità di lievito nell'impasto è insufficiente
3) Mollica ruvida e volume del pane poco sviluppato.
Sapore eccessivamente salato con una superficie della crosta strappata
e di aspetto scuro.
CAUSA: Quantitativo di sale eccessivo nell'impasto
4) Lievitazione lenta con difficoltà di formare le pezzature. Mollica
umida con crosta scura e prodotto finito con volume poco sviluppato.
CAUSA: Quantitativo dell' acqua insufficiente nell' impasto
5) Impasto molto umido e attaccaticcio con difficoltà di lavorazione.
La lievitazione parte in fretta ma il volume
finale del prodotto e scarso e insoddisfacente.
CAUSA: Eccessiva acqua nell'impasto
6) L'impasto tende a non assorbire l'acqua rimanendo unto e poco lavorabile,attaccaticcio.
Non prende consistenza per essere formato. Il volume non aumenta e la
mollica non si sviluppa sufficientemente. Il risultato è un pane basso
con una superficie della crosta molto scura.
CAUSA: La farina è debole ed ha un "W" basso
7) Aspetto del pane appiattito e poco sviluppato
CAUSA: troppa lievitazione per una farina debole (attenti al "W"). Stiamo
attenti al forno, potrebbe essere troppo basso.
8) Mollica secca che si sbriciola
CAUSA: impasto caldo o troppo forte (w), malto insufficiente
9) Alveolatura non regolare della mollica. Presenza di bolle tra mollica
e crosta . La crosta ed il pane pesante nella digestione. Il volume
inferiore e la lievitazione troppo rapida.
CAUSA: Molto lievito nell'impasto
10) La crosta presenta screpolature varie in superficie.
CAUSA: Abbiamo esagerato con il vapore nel forno o
addirittura in cella.
11) Crosta vetrosa e sottile.Colore della superficie appena colorata.
CAUSA: La temperatura dell' impasto può essere bassa ed
usato troppo vapore.
12) Il pane presenta screpolature sulla superficie ed una mollica compatta
che tende a rompersi facilmente (sbriciolarsi durante la lavorazione
con l'impastatrice l'impasto diventa gommoso con la farina che assorbe
avidamente l' acqua con pezzature difficilmente lavorabili con volume
insoddisfacente).
CAUSA: Stiamo attenti al "W", magari abbiamo una farina troppo forte
PROBLEMI RELATIVI ALLA COTTURA DEL PRODOTTO FINITO
PROBLEMA
Crosta sottile fragile con screpolatura superficiale e bollicine. La
forma tende a non avere una forma stabile ma si deforma nel forno.
CAUSA: La camera interna del forno risulta avere umidità in eccesso.
Abbiamo dato troppo vapore nella fase d' infornamento.
PROBLEMA
Scompenso di cottura fra interno ed esterno. Parte interna non cotta
mentre esterno avviene il contrario con una superficie della crosta
piuttosto scura.
CAUSA: Temperatura del forno troppo elevata
DOMANDA
Problema di pane filante a cosa è dovuto?
RISPOSTA
Il “pane filante” è una delle alterazioni del pane, originata
dalla lievitazione di alcuni bacilli sporigeni, tra i quali il Mesentericus
vulgaris. Tale bacillo deriva dal frumento troppo umido o da lieviti.
Le spore prodotte dal bacillo sono resistenti a temperature anche molto
elevate (oltre i 100°C) e per questo motivo il pane, soprattutto se
non viene cotto sufficientemente, presenta una mollica dall’aspetto
viscido e filante. Quando si verifica la produzione di “pane filante”,
si è già in presenza di un inquinamento ambientale e delle attrezzature.
L’eliminazione della causa avviene attraverso una radicale bonifica
dei locali e delle attrezzature. Consiglio di sanificare a fondo i piani
di lavoro e tutto ciò che viene a contatto con il pane (sembra che l’aceto
sia un buon rimedio). Infine, assicurarsi che le farine siano stoccate
in locali ben aerati per evitare che si inumidiscano.
DOMANDA
Come posso risolvere il problema del pane con filamento?
RISPOSTA
Il pane a fine cottura si presenta appiccicoso e maleodorante.Utilizzare
l'aceto invece dei prodotti specifici può risolvere il problema? In
caso contrario come posso risolverlo? Mi sono rivolto a lei perche'
qusto problema mi si presenta con l'aumento delle temperature estive
in concomitanza con l'arrivo di farine provenienti da nuovi raccolti.
Il pane filante è causato da un batterio nominato "vacillus subtilis"
che crea delle spore (ossia dei gusci per proteggersi dal calore). In
breve, questi gusci permettono al batterio di sopportare le temperature
alte del forno per poi ritornare vivo quando la temperatura del forno
torna normale (ossia dopo la cottura): da qui il pane filante(colloso)
che si verifica in particolare nei pani di grossa pezzatura. Il bacillo
deriva dall'ambiente, quindi dalla campagna, dalla terra in generale
e per questo motivo basta entrare nel panificio (o nel luogo dove è
conservata la farina) con delle scarpe sporche di terra o semplicemente
introdurre nell'ambiente delle patate non ben pulite, che si rischia
di dare vita al problema. Ovviamente lo stesso grano prodotto in campagna
può contenere il batterio di cui sopra. Possibili rimedi: 1)pulire completamente
il panificio o l'ambiente in cui si conserva la farina (attrezzature,
tavoli, utensili, impastatrici, i muri stessi del luogo in questione)con
aceto di vino; 2)in passato si utilizzava l'aceto di vino nell'impasto(anche
se non è una soluzione ottimale). Oggi ci sono prodotti specifici che
contengono l'acetato di sodio e sono veramente efficaci, come ad esempio
il prodotto distribuito dalla ditta IREKS denominato ANTIFILANTE.
DOMANDA
Contaminazione rosa
Volevo sapere da cosa (lieviti o muffe)può derivare la presenza di macchie
rosa all'interno dell'impasto di panini?grazie
RISPOSTA
La presenza di muffe nel pane può essere dovuta ad un contenuto
di umidità delle farine superiore al 15,50%, come previsto dalla Legge
580/67. Per evitare ciò è buona norma usare contenitori arieggiabili
o, in caso di confezionamento, sacchetti microforati
DOMANDA
Muffa rosa
Sono un panificatore di Cassino in prov. di Frosinone, ultimamente sto'avendo
un problema che da quanto faccio il panettiere ( 1960) non mi è mai
capitato.non parlo di pane filante ma di muffa rosa. da quale spore
puo' arrivare la muffa rosa. vi comunico che nel il mio panficio ogni
giorno i macchinari,il pavimento, e altre attrezzature che vengono usate
per lavoro vengono lavete. distinti saluti
RISPOSTA
Il dilemma è capire il punto in cui si sviluppa il parassita.
Sè si manifesta sulla superficie potrebbe essere legato ad: 1- una conservazione
a lungo termine 2-confezionamento con pane ancora caldo 3- raffreddamento
del prodotto con presenza di farina cruda volatile 4- Fase di raffreddamento
e conservazione in ambienti non accuratamente puliti nel momento della
lavorazione.Il tipo problema si potrebbe anche manifestare con una correlazione
dei seguenti problemi.
DOMANDA
Pane senza alveolature
Produco un pane a cottura diretta a legna.Uso circa il 10% sulla farina
di lievito naturale,circa 9 ore di lievitazione.Il pane che ottengo
non presenta alveolature tipiche del pane casareccio perche sono piccolissime.Inoltre
la crosta del pane si indurisce dopo alcune ore dalla cottura.
RISPOSTA
Per il suo caso basterebbe l'utilizzo di una farina con
stabilità superiore ed un indice di "w" piu' alto perchè l'attuale farina
che utilizza risulta essere troppo debole più adatta per altre lavorazioni.Quindi
punteremo ad una farina più forte chiedendo al rappresentante di fornirci
una rinforzata per lunghe lievitazioni visto che prevediamo 9 ore di
maturazione della pasta.Ovviamente chiedendo una farina con queste caratteristiche
dovremmo aumentare la dose di acqua in quanto la stessa farina la richiederà.Per
avere una alveolatura maggiorata questo tipo di farina è sicuramente
la più indicata con risultati molto belli a vedersi.(nb. la lavorazione
sarà più nervosa)Per richiedere le caratteristiche di stabilità e dell'
indice "W", lo stesso rappresentante potrà mettere a disposizione le
schede tecniche della farina che abbiamo deciso di utlizzare questa
volta.Molto spesso,alcuni molini, contraddistinguono le farine rinforzate
(con il "W" alto) con la lettera "R" al lato del sacco ma non tutti
i produttori lo fanno in quanto usano altre denominazioni.Le farine
dai 120 w a 160 w sono deboli ed indicate alla produzioni di biscotti
e pasticceria.Le farine dai 250 w a 260 a 310 w sono forti (per lunghe
lievitazioni).Superando i 310 si entra in campo applicativo molto professionale
con produzione di pandori bighe e lieviti ecc.(lunghissime lievitazioni)
Purtoppo sembrerebbe,dalla sua descrizione, che vi sia un mal funsionamento
della cella di lievitazione o magari l' umidità trobbo bassa rispetto
alla richiesta dello stesso impasto.Dovrebbe fare un controllo accurato
per registrare il corretto funsionamento della cella.Potrebbe ovviare
al problema aumentando il vapore nel forno.
DOMANDA
Pane basso e mollica umida
Purtroppo ,da qualche giorno, il mio pane presenta alcune anomalie.Ho
una mollica molto umida e ed una crosta inspessita di colore opaco e
di apetto poroso.Cosa può essere successo?
RISPOSTA
Sembrerebbe,dalla sua descrizione, che vi sia un mal funsionamento
della cella di lievitazione o magari l' umidità trobbo bassa rispetto
alla richiesta dello stesso impasto.Dovrebbe fare un controllo accurato
per registrare il corretto funsionamento della cella.Potrebbe ovviare
al problema aumentando il vapore nel forno.
DOMANDA
Crosta che si sbriciola troppo
Sono una giovane panettiera e volevo chiederle un consiglio:come risolvere
il problema di una crosta che si sbriciola toppo?lavoro in modo artigianale
e non uso celle di lievitazione e nemmeno il freddo,ma sto notando che
il pane mi risulta troppo crepato sulla crosta.ho cambiato il forno
da non molto,è un problema di cottura?quali sono le cause possibili
di questo difetto?grazie per la sua attenzione.
RISPOSTA
Le cause dello sbriciolamento della crosta possono essere
molteplici, ma cerco di darle dei suggerimenti per trovare una soluzione
ed eventuali cause non avendo io dei parametri di come lei procede nella
lavorazione del suo pane, ne parametri delle cotture. Una delle cause
della crosta troppo fine può venire dalle lavorazioni dirette con ausiglio
di miglioratore; se questo fosse il suo metodo di lavorazione di verificare
di non usare troppo miglioratore e farine troppo forte. Un'altra causa
può essere data dall'utilizzo di pasta di riporto o biga con l'utilizzo
di farine per rinfresco forti e miglioratore; diminuire eventualmente
la quantità di pasta o biga ed il miglioratore. Un'altra causa potrebbe
essere la cottura non ottimale, verifichi che prima di sfornare il pane
vengano aperti i camini del vapore per permettere all'umidità di fuoriuscire.
Le ho dato alcuni imput ma potrebbero essecene altri. Avrei bisogno
di avere però maggiori informazioni, comunque le auguro un buon lavoro
io sarò sempre a sua disposizione per eventuali altri approfondimenti.
DOMANDA
Odore simile alla camomilla
Sono un tecnico di laboratorio di un molino della Toscana, un cliente
lamenta un odore simile a quello della camomilla nel pane appena sfornato,
vorrei sapere se questo problema è presente anche in altre regioni e
se è stat individuata la causa e/o rimedio; Vi sarei grato se potesse
informarmi e Vi ringrazio anticipatamente.
RISPOSTA
Questo tipo di odore, poterbbe essere imputato a diversi
fattori, e sarebbe interessante se questo odore pizzica nel naso o in
bocca? comunque cerco di esporre alcuni fattori a cui si può ricondurre
questo odore. 1. E' stata fatta una disinfestazione di ambiente o silos
con prodotti che non sono stati nebulizzati alla temperatura giusta?
2. La farina è stata consevata male o troppo a lungo? 3. Nota anche
dei cambiamenti di colore della mollica? 4. Gli ingredienti in aggiunta
che non contengano delle contaminazioni di elementi che durante la cottura
emanano questo odore. Spero che uno di questi fattori sia la causa,
e comunque le suggerisco di mettere una pentola sul fuoco con acqua
e quando bollirà mettere un po' di farina nell'acqua e annusare se questo
odore affiora, se ciò fosse la causa sarà certamente la farina se no
altrimenti possono essere gli ingredienti in aggiunta all'impasto, tipo
i condimenti o altro.
DOMANDE RELATIVE ALLE SOSTANZE ANTI RAFFERMO
DOMANDA
Cosa sono le sostanze anti raffermo e che utilizzo hanno in panificazione?
RISPOSTA
Le sostanze anti raffermo fanno parte della famiglia degli
emulsionanti e permetto di prolungare la vita del nostro prodotto senza
farlo degenerare in ridotti termini di tempo.
Il problema dell' invecchiamento del pane e legato alla perdita di acqua
da parte dell' amido in precedenza assorbita nella fase di lavorazione.
Questa, una volta liberata, emigra verso la superficie nella la crosta.
Infatti la parte morbida si secca (mollica) mentre quella secca tende
sempre più ad inumidirsi (crosta) generando possibili fenomeni di muffa.
Questi agenti devono obbligatoriamente comparire nell'etichetta degli
ingredienti.
NB. L' aspetto certamente importante è l' uso moderato di tali prodotti
rispettando tassativamente le dosi consigliate di chi produce il prodotto.
Un' uso improprio o spropositato potrebbe avere ripercussioni sia sul
prodotto finito e su chi ne fa consumo. Teniamo conto che queste sostanze
hanno il solo compito di prolungare la vita del pane e dei suoi derivati.
Elenco antimuffa:
Ritardano la formazione di muffa nel pane.
• E 200 (ACIDO SORBICO)
• E 202 (POTASSIO SORBATO)
• E 203 (CALCIO SORBATO)
Elenco antiraffermo:
Ritardano il deterioramento del pane.
Generalmente hanno anche un' effetto di prolungamento della vita del
pane permettendo, contemporaneamente, di aumentare l' alveolatura e
la conservabilità del prodotto finito e la relativa freschezza nel tempo.
• Lecitina E 322
• Acidi grassi E 471
• Esteri acetici/lattici E 472
I FATTORI CHE RITARDANO IL RAFFERMAMENTO (INVECCHIAMENTO) DEL PANE
Le sostanze che prolungano la vita del pane:
• La presenza di sale nell'impasto perché trattine l'acqua
• Lo zucchero evita la formazione di muffe e di presenze batteriologiche
e trattiene l' acqua come fà il sale
• Gli emulsionanti o additivi chimici
• I grassi aggiunti
• I prodotti molto umidi es: la focacceria e le pizze hanno il condimento
che mantiene umidioil prodotto
• La conservazione sottovuoto
• Le dimensioni dei prodotti in quanto corpi più grandi trattengono
meglio l' umidità mentre quelli più piccoli il processo di dispersione
è più veloce
DOMANDE RELATIVE AGLI AGENTI MIGLIORANTI
DOMANDA
Cosa sono i miglioratori e quali effetti conferiscono al
prodotto finito
Maurizio da Roma
RISPOSTA
I miglioratori sono sostanze di origine chimica e biologica.Hanno
la capacità di migliorare l'impasto a seconda il tipo di reazione che
vogliamo ottenere. Possono,quindi, modificare le caratteristiche reologiche
e di fermentazione(lievitazione),la velocità di produzione del pane,correggere
gli errori di preparazione degli impasti e la conservabilità del prodotto
nel tempo.
POSSIAMO DISTINGUERE TRE GRUPPI:
1) Conservanti o antimuffa che permettono la conservabilità del prodotto
2) Miglioranti della fermentazione delle farine es : malto, amilasi
e destrosio
3) Miglioranti per le caratteristiche delle farine (permettono di conferire
forza o viceversa permettendo di renderle meno tenaci). Es. glutine
essiccato, vitamina C, ossidanti STIMOLANO LA FORZA mentre cisteina
e proteasi NE RIDUCONO GLI EFFETTI.
AMILASI
Le amilasi sono enzimi che permettono di ottenere un forte stimolo al
processo di lavorazione accelerando maggiormente la fase di fermentazione.
Sono solubili sotto forma di alfa-amilasi e si sciolgono in acqua prima
di aggiungerle nell' impasto.(non andiamo,però, in eccesso delle dosi
consigliate in quanto si potrebbero avere risultati inversi a quelli
desiderati)
I principali vantaggi sono:
1. tempi inferiori di lavorazione
2. tempi inferiori di fermentazione
3. maggiore gusto prodotto finito
4. crosta dorata
DESTROSIO
Rispetto agli effetti del malto, il destrosio permette di velocizzare
notevolmente molte situazioni come ad es:
1. velocizza la fermentazione
2. riduce i tempi di lavorazione
3. riduce i tempi di riposo dell' impasto4. notevole sviluppo della
mollica (anche il malto produce effetto simile)
5. intenso profumo del pane (anche il malto produce effetto simile)
6. gusto superiore del pane (anche il malto produce effetto simile)
7. colore dorato della crosta (anche il malto produce effetto simile)
IL MALTO
Si estrae dalla germinazione dei chicchi d' orzo ed è una buona fonte
di zuccheri ed enzimi.La base zuccherata che ne deriva è il maltosio.Visto
che le cellule del lievito si nutrono di zuccheri, il malto aiuta il
lievito nella propria azione lievitativa favorendo al meglio la fermentazione
dell' impasto.
QUALI EFFETTI CONFERISCE?
Maggiore: alveolatura mollica - gusto e profumo al prodotto - crosta
dorata.
I suoi derivati sono: FARINA DI MALTO - ESTRATTO DI MALTO IN POLVERE
- ESTRATTO DI MALTO IN SCIROPPO - ESTRATTO DI MALTO CONCENTRATO IN SCIROPPO.
PROTEASI e CISTEINA
Quando siamo in presenza di farine con un' indice di "w" molto alto
il problema principale sarà cercare di renderle più malleabili in fase
di lavorazione rendendole più docili a seconda il nostro tipo di utilizzo.Esistono
delle sostanze che diminuiscono la forza delle farine: PROTEASI e CISTEINA
Gli effetti:
1. impasto più estensibile e malleabile
2. riduzione tempi d' impasto
3. riduzione tempi di riposo impasto
4. impasto soffice e meno gommoso
DOMANDA
miglioratori es. e472
Quale è l'esatta funzione dei miglioratori di sintesi ? da Filippo Orlandi
RISPOSTA
Miglioratori di sintesi, come ad esempio E 472, ossia esteri
dei mono- e di gliceridi degli acidi grassi, servono soprattutto negli
impasti contenenti i condimenti ( la materia grassa ) perché svolgono
la funzione emulsionante ( aiutano a legare due sostanze non miscibili
fra loro, come appunto l’acqua e il grasso ), ma non solo, loro utilizzo
può essere utile anche negli impasti non contenenti i condimenti, perché
tali sostanze interferiscono anche nella formazione strutturale della
pasta: aiutano a legare i vari componenti fra loro ed aiutano anche
a stabilizzare le bolle dell’anidride carbonica all’interno dell’impasto.
Inoltre gli emulsionanti, ed in particolare quelli di sintesi, prolungano
la durata di conservazione del prodotto. I prodotti contenenti gli emulsionanti
si caratterizzano da una mollica più soffice ed omogenea e da un ottima
conservabilità.
DOMANDE RELATIVE ALLE FARINE PER PANIFICAZIONE E PIZZERIA
DOMANDA
Gentili amici di pianetapane.it mi sapreste spiegare le
differenze fra le farine di grano tenero e quelle di grano duro? Francesca
prov. Matera
RISPOSTA
Potremmo passare una giornata intera a parlare dei principali
aspetti di queste due materie prime ma li possiamo sottolineare in linea
di massima facendo una breve sintesi. Le differenze sono moltissime
e attribuibili ad una serie di aspetti fisici e geografici. Tutti e
due tipi farine di frumento fanno parte della famiglia delle graminacee
e crescono in zone climatiche differenti. Strutturalmente le spighe
del TENERO risultano essere più snelle con chicchi di piccole dimensioni,
di colore giallo e di ridotto peso specifico. Nel DURO il problema è
opposto con spighe panciute con chicchi pesanti di colore ambrato tendente
un pò al trasparente e cresce in zone climatiche del Mezzogiorno con
temperature più calde(ricordiamo i grani della Puglia-Altamura Sicilia
ecc.)Tendenzialmente il DURO permette di ottenere,dalla macinazione,
la semola (colore giallo) che successivamente rimacinata verrà chiamata
"SEMOLA RIMACINATA DI GRANO DURO" oggi molto apprezzata anche al nord
italia permettendo aderire meglio a determinati tipi di produzione.Contrariamente
al TENERO, la semola presenta delle proprietà più evidenti di assorbimento
e trattenimento dell' acqua ed un quantitativo superiore di proteine
e sali minerali. Questo, però, non vuol dire che il TENERO sia da meno
anzi contribuisce per molti aspetti a coprire una maggior parte di prodotti
della panificazione. Molto spesso,il TENERO, permette di essere oltre
che un buona farina di per sè,è anche un' elemento legante per i prodotti
eseguiti a base di DURO. Una peculiarità che contraddistingue il TENERO
dal DURO e la possibilità di scegliere una scala più varia di forza
della farina espressa con l'indice di "W".
DOMANDA
Ho sentito parlare di un indice che stabilisce una scala
per l’utilizzo delle farine.
A cosa serve l’indice “W”
RISPOSTA
Indica il valore relativo alla forza della farina.
Non tutte le farine mantengono le stesse caratteristiche fisiche in
fatti ognuna di queste può sviluppare delle prestazioni differenti (usiamo
un termine automobilistico ai fini di metafora) a seconda il tipo di
utilizzo o il tipo di prodotto finito che intenderemo produrre.
Le farine deboli di forza permettono tempi di produzione molto celeri
e si sposano meglio con un quantitativo standard di lievito es: 1 kg
di farina richiederà 25 g lievito = 1h / 1.30 lievitazione max.
Aumentando il quantitativo di lievito, accorceremo la lievitazione ma
avremo un prodotto pesante e poco digeribile ed un’ evidente sapore
di lievito che emergerà una volta degustata la pizza. Nelle pizzerie
l’ impasto viene preparato a seconda il metodo o le abitudini di ogni
singolo pizzaiolo. Normalmente l’ impasto viene prodotto e spezzato
intorno alle 17.00 ma vi sono i casi in cui viene composto anche alle
14/15.00 e lasciato lievitare sino a sera tardi senza mai degenerare
. Infatti, salendo nella scala dell’ indice “W” (in gergo detto doppiavù)
,approderemo a impasti fatti con farine capaci di rispettare tempi di
lievitazione molto più lunghi che necessiteranno di un quantitativo
sempre minore di lievito ed un maggiore assorbimento di acqua.
In questo modo arriveremo alla produzione di pizze ben lievitate e molto
più digeribili.
REGOLA IMPORTANTE
Maggiore sarà indice di “W” = Maggiore saranno i tempi di lievitazione
Maggiore sarà indice di “W” = Minore sarà il quantitativo di lievito
da utilizzare nell’impasto
Indica il valore relativo alla forza della farina.
Da 120 a 160w: possiamo considerarle le farine più deboli utilizzate
meglio nella produzione di prodotti che non devono contare su di una
lievitazione precoce e devono mantenere un volume non eccessivo.Infatti
sono frequenti nell' industria dolciaria dove vengono impiegate nella
produzione dei biscotti.
Da 160 a 250w: Sono più indicate per produzione base d' impasti di lievito
naturale (rinfreschi), impasti duri e molli. Sono considerate farine
di media forza ed indicate per molti tipi di pane comune come ad Es.
Pane piuma, ciabatte, pane francese, pane pugliese, ecc.
Da 250 a 300/310w: Siamo all'interno di una fascia di farine di prestigio
ottenute dall' ausilio di grani di prima scelta misti a quelli presenti
nel nostro paese avendo così delle miscele ben tarate per produzioni
come :Pane soffiato, rosette, baguette,maggiolini.
Oltre i 300w: Sono farine molto forti mirate a lievitazioni lunghe che
necessitano d' esperienza negli impasti diretti e nella produzione delle
bighe e lavorazioni di pasticceria. Ecc (assorbono fino al 90% di acqua)
Link di riferimento
www.moliseconomy.it/impasto.htm
DOMANDA
Cosa cambia nella lavorazione manuale di un impasto ottenuto farina
forte rispetto ad un altro ricavato con farina debole?
Antonio da Losanna - Svizzera
RISPOSTA
Il particolare che salta all’ occhio è la maggiore elasticità
nella lavorazione ma con una certa tenacia nella stesura dell’ impasto
ottenuto con la farina forte di “W” in quanto si ha anche un maggiore
assorbimento di acqua.
Con le farine deboli si avverte il contrario con un’ impasto meno tenace
ma con lavorazioni piuttosto veloci nella preparazione ecc.
DOMANDA
Cosa sono le ceneri della farina? Ludovico da Napoli
RISPOSTA
Sostanze minerarie contenute nella farina.Queste devono
rientrare nei valori consenti dalla legge e riscontrate nelle tabelle
ufficiali di riferimento della legge del 04/07/1967 n. 580.
Per ottenere il valore delle ceneri è indispensabile sottoporre la farina
in una Muffola a 550° per una durata di 6 ore. Il trattamento termico
permette di determinare il contenuto della ceneri in proporzione del
tasso di estrazione.
|
Tipo e denominazione
|
Umidità massima
%
|
Su 100 parti di
sostanza secca
|
|
|
|
Ceneri max
|
Cellulosa max
|
Glutine secco min
|
|
Farina tipo 00
|
14,50
|
0,50
|
-
|
7
|
|
Farina tipo 0
|
14,50
|
0,65
|
0,20
|
9
|
|
Farina tipo 1
|
14,50
|
0,80
|
0,30
|
10
|
| Tipo e denominazione |
Umidità massima % |
Su 100 parti di
sostanza secca
|
|
|
| Ceneri |
| min |
max |
| 0,70 |
0,85 |
| 0,90 |
1,20 |
|
| Cellulosa |
| min |
max |
| 0,20 |
0,45 |
| - |
0,85 |
|
| Sostenze
azotate (azoto x 5,70) min |
| |
| 10,50 |
| 11,50 |
|
|
|
| Semola |
14,50 |
| Semolato |
14,50 |
DOMANDA
Cosa è la farina di Manitoba? Vincenzo da Torino
RISPOSTA
Questo tipo di farina proviene dai grani della provincia
canadese del Manitoba. E' una farina molto tenace con presenza alta
di proteine abitualmente usata dall' industria (panettoni)e nella panificazione
per aiutare le farine più deboli e anche nelle lunghe lievitazioni.
Caratteristiche tecniche : intorno a w 380/400 (a fifferenza delle deboli
a partire da w 130). Lavorabilità: molto tenace in fase di lavorazione.
Presenza sul mercato: qualche volta in pacchi da chilo. Accortezze:
usare un quantitativo di lievito molto basso perchè l'indice w è alto
e lievitare più a lungo l' impasto. Può essere usata come elemento reattivo
per le altre farine sempre ammesso che si conoscano le caratteristiche
tecniche della farina debole che s' intende tagliare.
DOMANDA
Esistono dei particolari valori di umidità delle farine?
Salvatore da Carovigno (BR)
RISPOSTA
Come molte materie prime la farina contiene una determinata
quantità di acqua al suo interno che noi individuiamo con il grado di
umidità.Un’ elevato grado di umidità della farina può compromettere
la propria conservabilità e quindi la stessa integrità.
Infatti per la legislazione italiana devono essere tassativamente rispettati
i parametri ufficiali che la legge stabilisce per adempire alle norme
di tutela e sicurezza della materia prima.
Dal 14,5 al 15,5 % (umidità)
DOMANDA
Potreste suggerirmi qualche consiglio sulla conservazione
e stoccaggio delle farine? Cristian da Como
RISPOSTA
LA CONSERVAZIONE DELLE FARINE AI FINI DELLO STOCCAGGIO
Accortezze per la conservazione:
• L’ Accatastamento della farina deve avvenire appoggiando i sacchi
sulla pedana specifici e non a contatto con il terreno. Le pedane devono
essere in plastica rispetto a quelle in legno in quanto potrebbero essere
pericolose per la presenza di scaglie superficiali.
• Stoccaggio in locali freschi ed areati privi di umidità
• I sacchi devono essere lontani dalle pareti
I locali di stoccaggio lontani da fonti calore (forno – riscaldamento
– macchinari che sviluppano calore)
DOMANDA
Ultimamente ho ricevuto dal mio agente una fornitura di
farina fresca di macinazione.
Infatti la farina si panificava difficilmente e sembrava non avere capacità
di sviluppo.
Mi potete consigliare qualche accorgimento per non incappare in problemi
futuri?
RISPOSTA
Il nostro consiglio è di a attendere un periodo di maturazione
più idoneo.
Solitamente si attende da 1 settimana a 10 giorni prima di portare a
lavorazione la farina. Dobbiamo dare il tempo alla materia prima di
riassettarsi dopo lo stress subito durante la lavorazione.
LA FARINA E’ PERFETTAMENTE STAGIONATA DOPO:
35/40 giorni in un ambiente di conservazione di 11° C
30/35 giorni in un ambiente di conservazione di 16° C
25/30 giorni in un ambiente di conservazione di 21° C
20/25 giorni in un ambiente di conservazione di 26° C
15/20 giorni in un ambiente di conservazione di 31° C
I FATTORI CHE PERMETTONO LA MATURAZIONE DELLA FARINA TROPPO FRESCA DI
LAVORAZIONE SONO:
1. La farina in sacchi fa più fatica a maturasi rispetto a quella sfusa
2. per migliorare e semplificare in processo abbiamo bisogno di ambienti
idonei e che siano:
areati - freschi ed asciutti. I locali troppo umidi favoriscono la formazione
di muffe o parassiti.
3. La farina con l’indice di “w” più alto ci mette più tempo a maturale
rispetto ad una meno forte.
DOMANDA
Quali sono le condizioni più idonee per lo stoccaggio della
farina nel deposito? Antonio da Benevento
RISPOSTA
Accortezze per la conservazione:
• L’ Accatastamento della farina deve avvenire appoggiando i sacchi
sulla pedana specifici e non a contatto con il terreno. Le pedane devono
essere in plastica rispetto a quelle in legno in quanto potrebbero essere
pericolose per la presenza di scaglie superficiali.
• Stoccaggio in locali freschi ed areati privi di umidità
• I sacchi devono essere lontani dalle pareti
I locali di stoccaggio lontani da fonti calore (forno – riscaldamento
– macchinari che sviluppano calore)
DOMANDA
Esistono degli espedienti che possano indicarci delle anomalie
nella qualità delle farine? Carmelo da Viterbo
RISPOSTA
VALUTAZIONE SENSORIALE DELLE FARINE
1. Ogni variazione di gusto ed odore della farina possono diventare
dei campanelli di allarme da contaminazione. Spesso le contaminazioni
posso avvenire per assorbimento di agenti esterni o interni. Fra le
principali alterazioni ricordiamo: A – Trasmissione di odori estranei
causati da sostanze sintetiche capaci di influenzare le farine per assorbimento.
B – Semi di piante infestanti che possono germogliare. C – Parassiti
della farina (funghi, muffe, batteri). (NB. Ricordiamo di conservare
le materie prime in locali a temperatura stabile ne troppo caldi e ne
tanto meno a temperature rigide. I sacchi di farina già aperti devono
essere richiusi in modo da non assorbire quanto l’ambiente possa emanare).
2. Accade molto spesso che la farina presenti contaminazione da insetti
o farfalle della farina che rendono inutilizzabile la materia prima.
La farina è ormai deteriorata e presenta al suo interno larve prodotte
per fecondazione.
Alcuni link utili alla spiegazione di questo argomento:
http://www.unionecuochifvg.com/manifestazioni/ricetario/lezioni/lieviti.htm#7
http://www.unionecuochifvg.com/manifestazioni/ricetario/lezioni/lieviti.htm#6
http://www.cibo360.it/alimentazione/cibi/cereali/derivati/farina_caratteristiche.htm
DOMANDE RELATIVE AL LIEVITO
DOMANDA
Quante tipologie di lievito esistono in commercio? Marianna
dalla Prov. (PG)
RISPOSTA
Nella preparazione degli impasti possono essere usate alcune
tipologie di lievito in funzione delle singole esigenze del fornaio.
Infatti, non a caso, ognuno di questi può facilitare il lavoro ma presentare
degli impedimenti a seconda il tipo di conservazione o utilizzo che
si voglia considerare.
Fra i lieviti in panificazione distinguiamo quelli privi di acqua (i
disidratati).
Lievito secco istantaneo
E' molto sensibile all' aria in quanto è vulnerabile all' effetto dell'
ossigeno che provoca la perdita della sua attività in breve tempo.Ha
la capacità di avere un maggiore assorbimento dell' acqua infatti lo
si può aggiungere insieme all' impasto.
Lievito secco disidratato da reidratare
Ha bisogno di essere reso solubile e permette una conservazione prolungata
in ambienti freschi e non umidi.
Il lievito naturale
Non è altro che un pezzo d' impasto inacidito che permette la fermentazione
dell' impasto.Ciò determina un profumo assai intenso e ricco permettendo
una maggiore conservazione del prodotto.Dal punto di vista estetico
noteremo una crosta ben colorata in superficie con l' alveolatura protesa
verso l' alto. Gusto e digeribilità garantiti. Il lievito naturale viene
spesso utilizzato nelle produzioni di pane in grandi dimensioni nelle
produzioni natalizie e pasquali.
DOMANDA
Quali potrebbero essere i pro e i contro all’utilizzo in
eccesso o in difetto del lievito? Fabrizio da Sora (RM)
RISPOSTA
Scarsa quantità di lievito nell' impasto provoca i seguenti
effetti:
• Difficoltà di fermentazione dell' impasto e si prolungano i tempi
di riposo
• Scarsa lievitazione e mancanza di volume
• Mollica umida e troppo compatta
• Superficie del prodotto finito lacerata
NB.
Eccessiva quantità di lievito nell' impasto provoca i seguenti effetti:
• Tempi di fermentazione eccessivi e veloci lievitando troppo in fretta
• La mollica presenta bolle grandi nel centro
• Bolle e spaziatura tra mollica e crosta
• Crosta piuttosto chiara
• Pesantezza a livello digestivo da parte del degustatore
• Limitata conservabilità del prodotto finito
DOMANDA
Mi potreste dare qualche consiglio per il mantenimento del
lievito? Nunzio da Napoli
RISPOSTA
CONSIGLI SUL MANTENIMENTO
L'ambiente nel quale viene conservato deve essere fresco ed aerato;
se è troppo umido il lievito assume una colorazione giallo-verdastra.
Il prodotto si deve presentare insipido al palato con un colore bianco-grigiastro
o paglierino friabile ma allo stesso tempo consistente.
I valori consigliati per il mantenimento oscillano fra i +1 e +4 gradi
evitando bruschi sbalzi termici. Attenti alle contaminazioni esterne
ed al cambiamento di colore. E' preferibile avvolgerlo in una pellicola
trasparente in modo che sia impermeabile ad agenti e parassiti.Per sfruttare
al meglio le sue qualità reagenti è di buona norma toglierlo dal frigo
qualche ora prima di formulare l'impasto.
DOMANDA
Vorrei sapere la maniera più corretta per conservare il
lievito nel frigo?
RISPOSTA
Prima di tutto consigliamo di stare molto attenti alla temperatura
di conservazione la quale può oscillare da +1 a +4 gradi.Avvolgere attentamenteil
lievito con una pellicola in nylon per evitare di disperdere l'umidità
giusta che si agira tra 70-75 %.La protezione consente al lievito di
non essere attaccato dagli agenti inquinanti evitando allo stesso tempo
anche l'essiccamento della massa e il mantenimento delle proprietà reaggenti.
DOMANDA
Vorrei sapere in che proporzione va dosata la pasta madre
rispetto al lievito di birra nella preparazione di dolci o pizze.
RISPOSTA
Prima di approfondire è doveroso evidenziare i due differenti
effetti sul prodotto finito.Il lievito di birra permette lo sviluppo
dell'impasto ma non conferisce gusto mantenendo una maggiore leggerezza
al pane.Con il metodo "madre" si hanno effetti contrari quindi più pesante
consentendo un mantenimento nel tempo maggiore ed un gusto migliore
ed una crosta spessa e chiara.Il quantitativo rispetto al lievito normale
e di circa 5 volte maggiore con uno sviluppo più lento del previsto
DOMANDA
Sto cercando un libro su questo meraviglioso prodotto che
ha fatto panificare i nostri avi.
RISPOSTA
Attualmente non vi sono dei testi che possano esaudire esattamente
la preparazione del lievito madre o lievito naturale.In qualche caso
possono essere citati in maniera leggera insieme ai tanti argomenti
di un libro sulla panificazione.Ma ci sentiamo di indicarle un sito
nel quale viene spiegato passo per passo il metodo usato in forma integra.
www.mclink.it/personal/MC1579/noframe/pane/homepane.htm Nel caso fosse
interessato a preparare impasti a base di questo lievito naturale però
in forma essiccata, può contattare la IREKS spa (Milano) 02 9106631
DOMANDA
Desidero sapere quanto lievito di madre acida devo utilizzare
per ottenere la livitazione che otterrei utilizzando un cubetto da 25
gr di lievito di birra. Questo mi serve per rivedere molte ricette in
cui si usa solo lievito di birra.
RISPOSTA
Gentile navigatore di pianetapane, per ottenere una lievitazione
come tempo simile ad un cubetto di lievito serviranno circa 300 gr di
lievito madre.
DOMANDE RELATIVE ALL’UTILIZZO DEL SALE
DOMANDA
Sono curioso di conoscere la composizione del sale, la sua
percentuale di utilizzo e gli effetti sul prodotto finito? Pasquale
da Pisa
RISPOSTA
IL SALE MARINO
Il sale marino e considerato il migliore nella panificazione .
Il sale marino si riconosce per la sua maggiore umidità rispetto ad
altri e contiene circa il 97% di cloruro di sodio. Si ottiene per evaporazione
dell' acqua di mare in alcune saline artificiali (vasche naturali o
artificiali) dopo svariati lavaggi. Successivamente a tale trattamento
vengono aggiunti solfati di magnesio e cloruro di magnesio e calcio.
In commercio lo si trova sai FINO che GROSSO (Sapore eccessivamente
salato).
1. La sua percentuale di utilizzo varia fa il 2/3% sul peso della farina.
2. Non lo si deve mai sciogliere nell' acqua insieme al lievito. (rallenta
la lievitazione)
3. Ha la capacità di rendere l' impasto meno appiccicoso trattenendo
l' acqua.
4. Disciolto in acqua non deve dare una soluzione torbida
5. Non deve avere sapore amaro
6. In quantità eccessiva non permette di formare il glutine e rallentare
la fermentazione
7. Conferisce un colore più vivace alla crosta ma sbianca la mollica
NB. Scarsa quantità di sale nell' impasto provoca i seguenti effetti:
• Appiccicoso e molle ossia mancanza di consistenza
• Difficoltà di lavorazione
• Poco volume dell'impasto
• Forma del prodotto finito piatta
• Prodotto finito con mollica più dura
• Crosta del pane poco colorita
• Sapore insipido e non appagante
DOMANDE RELATIVE ALL’UTILIZZO DEL VAPORE
DOMANDA
A cosa serve il vapore erogato nel forno?
RISPOSTA
Il vapore o vapore acqueo conferisce molteplici aspetti
sia di natura estetica che di qualità al prodotto finito.
Avviene per emissione nella forno professionale e permette di velocizzare
la cottura rallentando la formazione della crosta esaltandone alcune
caratteristiche principali come:
1. Crosta sottile e lucente
2. Diminuisce lo spessore della crosta
3. Colorazione più dorata della superficie
4. Mollica più soffice
COTTURA SENZA EROGAZIONE DEL VAPORE
1. Colore della crosta molto scuro
2. Più spessore alla crosta
3. Strappi o lacerazioni sulla superficie del prodotto finito
DOMANDE RELATIVE AL PANE SURGELATO, PANE SENZA LIEVITO
E PANE PRECOTTO
DOMANDA
Vorrei produrre pane speciale precotto(10-20 minuti al termine
della cottura) surgelato a -18, ed in seguito vendere il prodotto ad
altri panificatori e a supermercati attrezzati per la cottura finale
ed in parte terminare la cottura io stesso. Vorrei sapere quali sono
le normative generali a tale proposito.
RISPOSTA
La normativa prevede la produzione di pane precotto surgelato
e non - art. 14 della L. 580/67, commi 2, 3 e 4: “2. II pane ottenuto
da una cottura parziale, se destinato al consumatore finale deve essere
contenuto in imballaggi singolarmente preconfezionati recanti in etichetta
le indicazioni previste dalle disposizioni vigenti e, in modo evidente,
la denominazione "pane" completata dalla menzione "parzialmente cotto"
o altra equivalente, nonché l'avvertenza che il prodotto deve essere
consumato previa ulteriore cottura e l'indicazione delle relative modalità
della stessa. 3. Nel caso di prodotto surgelato, oltre a quanto previsto
dal comma 2, l'etichetta dovrà riportare le indicazioni previste dalla
normativa vigente in materia di prodotti alimentari surgelati, nonché
la menzione "surgelato". 4. II pane ottenuto mediante completamento
di cottura di pane parzialmente cotto, surgelato o non, deve essere
distribuito e messo in vendita, previo confezionamento ed etichettature
riportanti le indicazioni previste dalla normativa vigente in materia
di prodotti alimentari, in comparti separati dal pane fresco e con le
necessarie indicazioni per informare il consumatore sulla natura del
prodotto.” Rimane inteso che è necessaria un’autorizzazione sanitaria
per tale produzione.
DOMANDA
Desidero avere indicazioni come produrre pane senza lievito di birra
poichè molti clienti lo richiedono inquanto intolleranti a tale ingrediente.
RISPOSTA
E' molto difficile segnalarle delle ricette che potrebbero
essere idonee alle sue necessità, data l'intolleranza al lievito. In
primo luogo bisogna distinguere i clienti soggetti ad intolleranze da
quelli allergici al lievito. Per gli intolleranti si può utilizzare
nell'impasto un pò di pasta di riporto del giorno prima (come lievito);
per i soggetti allergici la soluzione sopra proposta non va bene, ossia
non è possibile usare la pasta di riporto. A riguardo, in tempi passati
quando ancora non c'era il lievito compresso, si utilizzavano le bucce
d'uva o d'arancia macerate, come lievito; a tal proposito si potrebbe
fare una prova. Portiamo alla sua attenzione una polvere lievitante
che si può acquistare in erboristeria e che comunque le consigliamo
vivamente di sottoporre all'analisi di un esperto alimentare, prima
di farne qualsiasi utilizzo. Il nome del prodotto è: SEKOWA BACKHUPF.
Gli ingredienti sono: 1. Glucone Delta Lattone(ottenuto dalla fermentazione
dello zucchero d'uva); 2. bicarbonato di sodio; 3. farina di mais. Se
questo prodotto dovesse trovare l'approvazione medica dei dietologi
(ai quali fanno riferimento i suoi clienti) o comunque di un'addetto
di competenza, allora potrebbe utilizzarlo invece del lievito al quale
sono intolleranti i clienti. Per quanto riguarda ricette applicabili,
si possono utilizzare tutte senza naturalmente il lievito, tenendo presente
che il prodotto finito tenderà ad essere molto duro.
DOMANDA
A mio marito, è stata diagnosticata un'intolleranza aliemntare
verso il lievito di birra. Vorrei sapere se esistono tipi di pane, grissini,
crakers,o altro che non lo contengono. Ho provato a cercare in diversi
rivenditori, ma non ho avuto successo. Mi faccia avere se possibile,
eventuali ricette o sostituti di questi alementi.
RISPOSTA
Ci sono attualmente delle aziende che producono questo tipo
di prodotto sotto varie forme es.www.aedgruppo.it/PRODOTTI/Bio_PaneAzimo_testo.htm
RICETTA:farina kg 2- olio exv oliva 200 gr - sale gr 36 - gr 800 acqua
- gr 10 malto totale impasto kg 3,046 -Impastare tutti gli ingredienti.
Far rilassare la massa. Spezzare del peso desiderato e preformare rotondo.
Far rilassare ancora poi passare dai rulli per appiattire il piu fine
possibile. Mettere su teglie e porre in cottura con vapore. Lasciare
dorare leggermente. Oppure tirare delle sfoglie con la sfogliatrice
molto sottile, stendere sul tavolo leggermente infarinato, tagliare
dei rettangoli della dimensione desiderata, porre sulle teglie e passare
in cottura.
DOMANDA
Come posso fare del pane senza lievito di birra per intolleranti a questa
sostanza?
RISPOSTA
Le intolleranze alimentari sono “allergie non allergiche”.
Normalmente per quanto riguarda le intolleranze alimentari, possono
manifestarsi, quando un alimento è assunto o è stato assunto in dosi
elevate. Per cui, secondo me, il prodotto alimentare, che viene ritenuto
“colpevole” non deve essere evitato del tutto nella dieta, ma introdotto,
magari, in dosi piccoli. In questo caso, ripeto, è soltanto una mia
opinione personale, si potrebbe utilizzare anziché il lievito di birra
compresso o secco attivo, in cui le cellule di lievito ( appartenenti
soltanto ad un ceppo di Saccaromyces cerevisiae ) si trovano in forma
concentrata, i prodotti a base di lievito naturale, che contengono comunque
i Saccharomyceti ( i lieviti di diversi tipi ), ma in forma “diluita”
fra gli altri microrganismi, contenuti nel lievito naturale, da cui
anche i tempi più lunghi di fermentazione della pasta a base di lievito
naturale. Non inserendo alcun lievito ( sia quello di birra o quello
naturale ) nell’impasto, avremo comunque una quantità minuscola di questi
microrganismi nella pasta, perchè i lieviti in natura esistono dappertutto:
nella frutta, negli ortaggi, nel grano ( soprattutto negli involucri
), nei latticini, nelle bevande ( vino, birra ) ecc… Per cui, prima:
non è possibile eliminarli del tutto dalla dieta, e secondo: è anche
inutile, perché disabituandosi a introdurre nel organismo un certo alimento
si rischia davvero di avere dei problemi seri, dopo che viene nuovamente
introdotto, magari casualmente. Un'altra cosa da valutare, ed è anche
soltanto una mia opinione personale, la credibilità dei test effettuati
sulle intolleranze alimentari. Per quanto so io, finora tutti i metodi
utilizzati per rilevare le intolleranze alimentari sono dei test non
convenzionali, ossia non accettati univocamente dalla classe medica.
Per cui, il fatto di avere un intolleranza alimentare di per sé può
essere messo sotto dubbio. Comunque, se un soggetto ritiene opportuno
di non inserire nessun supporto fermentativo nell’impasto, l’unica sistema
è quella di usare gli agenti lievitanti chimici ( detti Baking polver
) per conferire al prodotto un minimo di sofficità, però, ripeto, non
so se ne vale la pena.
DOMANDA
Possiedo un forno con rivendita e molti clienti chiedono il pane senza
lievito di birra. Vorrei sapere impasto, metodologia e cottura di quest'ultimo.
Ringrazio fin d'ora e trovo il Vostro sito molto interessante anche
per i professionisti del settore.
RISPOSTA
Per evitare l' uso del lievito di birra e sostituirlo con
quello naturale ottenuto per maturazione, possiamo indicare un link
storico di pianetapane.it dove sarà possibile trovare il metodo di lavorazione
completo.Infatti conviene prima comprendere il procedimento per ottenerlo.Link
www.mclink.it/personal/MC1579/noframe/pane/homepane.htm
DOMANDA
Vorrei effettuare la vendita di pane prodotto da semilavorato crudo
surgelato acquistato da un produttore munito di regolare licenza di
panificazione,lievitato cotto sul punto vendita.Qualè la modalità di
vendita?
RISPOSTA
L’art. 14 della L. 580/67, comma 4 riporta quanto segue:
“Il pane ottenuto mediante completamento di cottura di pane parzialmente
cotto, surgelato o non, deve essere distribuito e messo in vendita,
previo confezionamento ed etichettature riportanti le indicazioni previste
dalla normativa vigente in materia di prodotti alimentari, in comparti
separati dal pane fresco e con le necessarie indicazioni per informare
il consumatore sulla natura del prodotto”.
DOMANDA
Vorrei sapere se è lecito nei supermercati il servizio vendita
di pane caldo, cioè sfornato da piccoli forni installati nei supermercati
(generalmente si tratta di pane surgelato).
RISPOSTA
L’installazione di forni per la cottura di pane all’interno
di un supermercato è soggetta ad autorizzazione sanitaria. Pertanto,
Le consiglio, innanzitutto di presentare un’istanza al Comune, che tramite
il parere dell’ AUSL, provvederà al rilascio della suddetta autorizzazione.
Tuttavia, Le ricordo che, in base all’art.1 del D.P.R. 502/98, occorre
rispettare le seguenti regole:
1. Il pane ottenuto mediante completamento di cottura da pane parzialmente
cotto, surgelato o non surgelato, deve essere distribuito e messo in
vendita in comparti separati dal pane fresco e in imballaggi preconfezionati
riportanti, oltre alle indicazioni previste dal D. L.vo 109/92 (di cui
si è già parlato in altre occasioni), anche le seguenti:
• “ottenuto da pane parzialmente cotto surgelato”, in caso di provenienza
da prodotto surgelato;
• “ottenuto da pane parzialmente cotto”, in caso di provenienza da prodotto
non surgelato né congelato.
2. Ove le operazioni di completamento della cottura e di preconfezionamento
del pane non possano avvenire in aree separate da quelle di vendita
del prodotto, dette operazioni possono avvenire, fatte salve comunque
le norme igienico - sanitarie, anche nella stessa area di vendita e
le indicazioni, i cui al punto 1, devono figurare su un apposito cartello
esposto in modo chiaramente visibile al consumatore nell’area di vendita.
DOMANDA
Vorrei sapere se in italia la vendita al dettaglio di pane surgelato
è possibile se si può vendere pane cucinato precedentemente surgelato.
Se la risposta dovrebbe risultare negativa, vorrei sapere se una ditta/fornitore
di un altro stato della UE ha la possibilità di vendere il pane nelle
formule sopracitate.
RISPOSTA
Il pane surgelato prodotto dallo stesso panificatore (regolarmente
conservato nell' abbattitore) non ha bisogno di particolarI autorizzazioni
se non dalla ASL di competenza.
COSA FARE PER APRIRE
UNA RIVENDITA DI PANE
Domanda
Cosa bisogna fare per aprire una rivendita
pane a Torino, quali permessi occorrono e che requisiti deve avere il
locale
RISPOSTA
Il locale deve essere in possesso del
certificato di agibilità (con destinazione duso commerciale).
Gli impianti (idrico, fognario ed elettrico)
devono essere dichiarati conformi da tecnici abilitati.
Altri requisiti sono riportati nel Regolamento
CE 852/2004, di cui le riporto parte dellallegato di suo interesse:
REQUISITI GENERALI APPLICABILI ALLE
STRUTTURE DESTINATE AGLI ALIMENTI
1. Le strutture destinate agli alimenti
devono essere tenute pulite, sottoposte a manutenzione e tenute in buone
condizioni.
2. Lo schema, la progettazione, la costruzione,
l'ubicazione e le dimensioni delle strutture destinate agli alimenti
devono:
a) consentire un'adeguata manutenzione,
pulizia e/o disinfezione, evitare o ridurre al minimo la contaminazione
trasmessa per via aerea e assicurare uno spazio di lavoro tale da consentire
lo svolgimento di tutte le operazioni in condizioni d'igiene;
b) essere tali da impedire l'accumulo
di sporcizia, il contatto con materiali tossici, la penetrazione di
particelle negli alimenti e la formazione di condensa o muffa indesiderabile
sulle superfici;
c) consentire una corretta prassi di igiene
alimentare, compresa la protezione contro la contaminazione e, in particolare,
la lotta contro gli animali infestanti;
d) ove necessario, disporre di adeguate
strutture per la manipolazione e il magazzinaggio a temperatura controllata,
con sufficiente capacità per mantenere i prodotti alimentari
in condizioni adeguate di temperatura e progettate in modo che la temperatura
possa essere controllata e, ove opportuno, registrata.
3. Deve essere disponibile un sufficiente
numero di gabinetti, collegati ad un buon sistema di scarico. I gabinetti
non devono dare direttamente sui locali di manipolazione degli alimenti.
4. Deve essere disponibile un sufficiente
numero di lavabi, adeguatamente collocati e segnalati per lavarsi le
mani. I lavabi devono disporre di acqua corrente fredda e calda, materiale
per lavarsi le mani e un sistema igienico di asciugatura. Ove necessario,
gli impianti per il lavaggio degli alimenti devono essere separati da
quelli per il lavaggio delle mani.
5. Si deve assicurare una corretta aerazione
meccanica o naturale, evitando il flusso meccanico di aria da una zona
contaminata verso una zona pulita. I sistemi di aerazione devono essere
tali da consentire un accesso agevole ai filtri e alle altre parti che
devono essere pulite o sostituite.
6. Gli impianti sanitari devono disporre
di un buon sistema di aerazione, naturale o meccanico.
7. Nei locali destinati agli alimenti
deve esserci un'adeguata illuminazione, naturale e/o artificiale.
8. Gli impianti di scarico devono essere
adatti allo scopo, nonché progettati e costruiti in modo da evitare
il rischio di contaminazione. Qualora i canali di scarico siano totalmente
o parzialmente scoperti, essi devono essere progettati in modo da evitare
che il flusso proceda da una zona contaminata verso o in un'area pulita,
in particolare un'area dove vengano manipolati alimenti che possono
presentare un alto rischio per i consumatori finali.
9. Ove necessario, devono essere previste
installazioni adeguate adibite a spogliatoio per il personale.
10. I prodotti per la pulizia e la disinfezione
non devono essere conservati nelle aree dove vengono manipolati alimenti.
Dopo aver rispettato tutto quanto sopra
riportato, trattandosi di rivendita, deve presentare due domande su
appositi Modelli che potrà richiedere al Comune: