Precisazioni relative all’articolo “Lo scienziato dei cannoli: con il metodo per mantenere la ricotta fresca sbanca New York”

Riceviamo e pubblichiamo:

Gentile Direttore,

Facciamo riferimento all’articolo pubblicato su Repubblica.it nella sezione “Sapori” in data 14 novembre c.a. a firma di Lucio Luca dal titolo “Lo scienziato dei cannoli: con il metodo per conservare la ricotta sbanca New York” (Condiviso su PianetaPane.it il 15 novembre e riportato in coda per un rapido riferimento) per rilevarne alcune macroscopiche inesattezze con grave danno d’immagine e relazioni per la nostra società La Cremeria Inc che possiede e gestisce il marchio Mo Il Gelato negli Stati Uniti e la società Spessore Srl che gestisce il marchio Mo Il Gelato in Italia e in Europa.
Giacomo D’Alessandro non ha alcun diritto, relazione o collegamento con Mo Il Gelato o le società La Cremeria Inc e Spessore Srl. Ha ricoperto il ruolo di manager dei tre punti vendita Mo Il Gelato di New York fino alla fine di luglio 2017 quando è stato estromesso per gravi irregolarità nei confronti della società e proprietà, con conseguente denuncia di frode e falsificazione di firme.
Dall’articolo si desume la creazione e sviluppo da parte di D’Alessandro dei gelati Mo Il Gelato e del Panino Gelato. Mo Il Gelato invece è realizzato sulla base di ricette originali sviluppate dal maestro gelataio proprietario di Spessore Srl.

Inoltre il marchio A’putia è attualmente di proprietà esclusiva di La Cremeria Inc e D’Alessandro non ha mai ricevuto autorizzazione a utilizzarlo in alcun modo.

In particolare:

  • non corrisponde al vero che D’Alessandro tre anni fa ha rilevato parte del marchio Mo Gelato. Con D’Alessandro esisteva un accordo per un trasferimento di una quota di minoranza di La Cremeria Inc, ma non avendo corrisposto il pagamento pattuito l’accordo non si è mai perfezionato.
  • non corrisponde al vero che i prodotti di D’Alessandro oggi siano “in tre zone della città: a Mulberry Street, al Gansevoort Market e a Lexington Avenue…” Questi sono i tre punti vendita di Mo Il Gelato di proprietà di La Cremeria Inc in cui, si ribadisce, D’Alessando non ha nessuna partecipazione o diritto
  • non corrisponde al vero che l’Hot Panino Gelato, prodotto popolare delle gelaterie Mo Gelato a New York, sia una rivisitazione di D’Alessandro della famosa brioche palermitana o tantomeno che D’Alessandro abbia inventato il macchinario per riscaldare la brioche, macchinario che è regolarmente in vendita dal 2013.

Per dovere di cronaca segnaliamo che la foto del locale nell’articolo è quella del punto vendita in 5th Avenue a Brooklyn, New York, chiuso all’inizio del 2014.

Cordiali saluti,
Massimiliano Galeano
(Owner and President of La Cremeria Inc)

Il segreto dei cannoli siciliani sta tutto nella ricotta. Se è buona, e soprattutto fresca di giornata, il risultato è garantito. Altrimenti nemmeno il più bravo pasticcere del mondo riuscirà a offrire ai suoi clienti un dolce all’altezza della sua fama, quella del secondo dessert italiano al mondo dopo l’irraggiungibile tiramisù.
Ecco perché fuori dalla Sicilia è sempre più difficile gustare cannoli doc: la ricotta di pecora non si trova da tutte le parti, senza contare che le pecore non mangiano certo la stessa erba in giro per il mondo. Il sapore cambia, diventa più semplice usare derivati dal latte di mucca, per non parlare di chi opta per creme che niente hanno a che fare con l’originale.

Giacomo D’Alessandro, pastry chef palermitano di 52 anni, ex guida turistica che un giorno decise di mollare tutto per cercare fortuna all’estero, si è arrovellato per anni prima di trovare la soluzione che gli ha cambiato la vita.
“L’idea era quella di far mangiare il vero cannolo siciliano a migliaia e migliaia di chilometri dalla mia terra. Ma restava quel problema della ricotta fresca e di locali che offrivano pessime imitazioni dell’originale ce n’erano già a bizzeffe”, spiega da New York dove ormai vive da oltre cinque anni.
Ci voleva la tecnologia per trovare una soluzione geniale, quella che nel giro di poco tempo ha portato Giacomo ad aprire ben tre locali nella Grande Mela e a finire persino sul prestigioso Wall Street Journal con l’impegnativa definizione di “scienziato dei cannoli”.

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“Eppure non era poi così difficile arrivarci – racconta sorridendo – Mi ha aiutato il mio passato di pescatore subacqueo e il fatto che per avere un pesce fresco in tavola anche dopo diverse ore occorre surgelarlo immediatamente seguendo delle regole scientifiche. Basta applicarle anche alla ricotta e il gioco è fatto”.
D’Alessandro è molto geloso del suo segreto ma alla fine qualcosa la rivela: “I miei fornitori sono pastori di San Biagio Platani, in provincia di Agrigento. Io compro tutta la loro ricotta, in cambio devono seguire alla perfezione le mie indicazioni. Appena pronta, la ricotta viene immediatamente trattata con lo zucchero, senza il cioccolato che invece metterò io nelle cialde soltanto quando servirò i cannoli ai clienti. Quindi si congela con azoto liquido: in meno di 60 secondi, all’interno di speciali contenitori, la temperatura scende a meno 18. Da quel momento, messa nei container di una nave, potrà essere consumata anche mesi e mesi dopo. È chiaro che durante tutto il trasporto, che dura 30-35 giorni, viene monitorata e alla fine del viaggio la compagnia mi consegna anche un report. Quindi finisce nei miei magazzini a temperatura controllata. Il processo di scongelamento dura un giorno, ma quando la ricotta è pronta, viene servita dentro alle cialde e sembra preparata un minuto prima. Provare per credere”.

A New York hanno provato in molti e a giudicare dal successo dei tre locali di Giacomo la scienza ha fatto il miracolo: “Vengono molti italiani, ma anche imprenditori, broker, finanzieri. Vip? Dai, non mi piace far nomi. Anzi ne faccio solo uno, perché so che non gli dà fastidio: Andrea Pirlo viene spesso a fare colazione, magari adesso che ha annunciato l’addio al calcio e non deve tenersi a stecchetto lo vedrò qualche volta in più…”.

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L’avventura di D’Alessandro comincia esattamente dall’altra parte del mondo, l’Australia, dove si trasferisce quando in Italia trovare lavoro diventa sempre più difficile: “Sidney è una città meravigliosa, ma sinceramente troppo lontana e irraggiungibile. Avevo pensato di portare “the real cannoli” a Londra ma alla fine ho scelto New York, il posto più difficile al mondo per fare business, quello dove la concorrenza è spietata e vince solo chi questo lavoro lo fa meglio. Una scommessa con me stesso che volevo provare a vincere”.

Giacomo rileva una caffetteria in disarmo a Hoboken, proprio nella strada in cui nacque Frank Sinatra. Poi il secondo locale a Brooklyn, al 179 della 5th Avenue. Nel maggio di tre anni fa mette piede a Manhattan rilevando parte della società Mo Gelato. A’ putia, la bottega in dialetto siciliano, diventa dunque un punto di riferimento di chi cerca la vera pasticceria siciliana anche dall’altra parte della luna: “Oggi siamo in tre zone della città: a Mulberry Street, al Gansevoort Market e a Lexington Avenue. Ho sedici dipendenti e, insomma, le cose vanno molto bene”.

Nell’agosto scorso, poi, è partita una nuova avventura che porterà D’Alessandro ad aprire un nuovo punto vendita a Soho, nel cuore di Manhattan: “In questo nuovo concept – spiega – verrà unito il meglio della mia esperienza nella pasticceria e gelateria siciliana. Saranno proposti oltre dieci gusti di gelato artigianale e l’innovativo Hot Panino Gelato, una rivisitazione della famosa brioche palermitana”. Giacomo racconta divertito che molti clienti newyorchesi, pur acquistando il prodotto, mangiavano il gelato con il cucchiaino per poi gettare la brioche: “Per loro era solo un contenitore, come se fosse una coppetta di plastica, per dire. L’idea di gustare insieme gelato e brioche non li sfiorava nemmeno. Allora è venuta fuori la mia anima tecnologica: con una ditta specializzata ho inventato un macchinario che permette alla brioche di essere riscaldata all’esterno pur lasciando il gelato fresco all’interno. Un successo che ha conquistato New York”.

Ma Giacomo non è uno che si accontenta. E già pensa a nuovi format. Tre punti vendita Kiosk, realizzati con vecchie Ape Piaggio riadattate e modificate per presentare al meglio i prodotti in esposizione. La prima di queste verrà aperte a fine maggio del prossimo anno nel rinnovato Pier 16 (Seaport) di Manhattan: “Nella Grande Mela chi si ferma è perduto – dice – e io non ho alcuna voglia di fermarmi proprio adesso. Lavoro dalle sei del mattino a mezzanotte, non è proprio una passeggiata di salute, ma continuo a divertirmi. E quando un cliente mi fa i complimenti, la fatica passa più facilmente. Tanto, per rilassarsi, ci sarà sempre tempo”.

FONTE: http://www.repubblica.it


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