La crociata dei panificatori per difendere la pagnotta doc

Genova. L’ultima guerra del pane è combattuta a colpi di diritto. Perché da anni è in corso un duello piuttosto aspro fra panificatori e grande distribuzione organizzata, per la vendita di quello che tradizionalmente è considerato un alimento base che non può mancare sulle tavole. È un mercato che ora il governo prova a regolare con un decreto (firmato dai ministri dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, delle Politiche, delle Politiche alimentari Gian Marco Centinaio e della Salute Giulia Grillo) già pubblicato in Gazzetta Ufficiale e che entrerà in vigore il 19 dicembre.

Il provvedimento – dopo 12 anni di trattative e scambi di accuse – stabilisce cosa debba intendersi per “pane fresco” e cosa per “pane conservato o a durabilità prolungata”. Perché è su questi termini che si gioca molto, e i panificatori accusano le catene della grande distribuzione di ambiguità, per indurre i clienti a ritenere che sia fresco il pane magari passato sì nel forno del supermercato, ma solo per completare la cottura interrotta dal congelamento per poter prolungare la durata del prodotto. Per decreto, il pane fresco non può contenere conservanti, né la lavorazione può subire interruzioni.

Davide Trombini, presidente nazionale di AssoPanificatori Confesercenti, è scettico: «Il testo del decreto è molto schematico e restrittivo rispetto alle disposizioni contemplate nei disegno di legge in esame al Senato e alla Camera. E non risponde alle esigenze della categoria che, con ancor maggior vigore, dovrà lottare per vedere approvato il testo di legge che ingloberebbe e supererebbe le definizioni riportate, che risentono della lunga trattativa. Si tratta comunque di un primo importante risultato. Ma ribadiamo che alla luce del decreto, la legge sulla panificazione è ancora più urgente».

È cauto anche Pier Luigi Canobbio, presidente onorario dell’Associazione Panificatori Genova di Ascom: «Ho combattuto questa battaglia dall’inizio e siamo soddisfatti a metà – ammette – Il provvedimento non recepisce tutte le richieste, che avevamo avanzato tempo fa per avere una legge regionale in materia come altre Regioni. Per esempio, avevamo chiesto che ci fosse un responsabile della produzione, abilitato da un corso, a garantire la qualità. Invece così un operaio che impastava cemento può tranquillamente venire a impastare acqua e farina, quando in Germania serve una patente per fare il pane». Concorda Stefano Vagge, presidente provinciale di Fiesa-Confesercenti Genova: «C’è la questione della professionalizzazione della professione e della regolarizzazione dell’accesso oltre al superamento di tutte le problematiche inerenti la consumazione sul posto, temi sui quali il decreto non entra, lasciando la materia inalterata».

FONTE: http://www.ilsecoloxix.it