Il pane arriva a domicilio con un sorriso

CASTELFIORENTINO. Riscoprire il piacere di un gesto vecchio stampo, amichevole e affettuoso. In un’epoca in cui tutto (anche una clessidra al contrario e la carne di unicorno) è acquistabile con un click su Amazon e ti arriva a casa con un drone, vedersi portare a casa il pane è un valore aggiunto. Un qualcosa che, forse, te lo fa gustare con più piacere, magari dopo aver scambiato una battuta o un sorriso con chi te l’ha consegnato.

La consegna a domicilio della “pagnotta” va scomparendo, per mille motivi: però c’è ancora chi la porta avanti, seguendo la tradizione di famiglia. E’ il caso del panificio Panchetti, fondato nel 1960 da Giulia e Lino Panchetti e adesso gestito dai nipoti Serena e Andrea. La consegna a domicilio spetta a Serena, che attraversa in lungo e largo le belle colline della Valdelsa per rifornire prima le botteghe e poi le famiglie. Sembra passata una vita, da quando Giulia e Lino andavano a portare il pane fra le case quando lo spettro della guerra era definitivamente svanito e le famiglie iniziavano a respirare ottimismo. Ma la modalità di consegna è rimasta sempre la stessa.

image Il pane arriva a domicilio con un sorriso
La consegna con il cesto calato da una casa (foto agenzia Sestini)

Prima di consegnarlo – il pane – c’è da prepararlo: il panettiere, si sa, lavora quando tutti dormono e i due fratelli si dividono le mansioni. Il momento più simpatico è sicuramente quando Serena va a consegnare il pane, magari lasciandolo in un cestino calato dal terzo piano, come con l’anziana signora Dina, che nel frattempo – prima di rimandare giù il cestino di vimini – ci mette gli spiccioli che servono per pagare. Una scena che sa di passato e di nonni, che sorridono quando ci vedono arrivare con la macchina fotografica per documentare la “gita” per la consegna del pane. «I miei nonni – racconta Serena Panchetti – sono venuti a Castelfiorentino da Montespertoli e hanno iniziato l’attività, con mio padre che era ancora piccolo. Poi insieme a lui abbiamo rilevato l’attività, cercando di mandare avanti questa tradizione». Ma perché continuare con la consegna a casa del pane?«Più che altro ormai è diventato un rituale storico, iniziato dai miei nonni».

Funziona così da anni, se non da decenni: solamente l’Ape Piaggio ha lasciato il posto a un ben più spazioso e comodo furgoncino. Chi vuole il pane lascia fuori una busta dove Serena sistema la pagnotta. E per pagare? L’appuntamento è il sabato, quando c’è il mercato e tutti vanno in paese. A quel punto il forno diventa tappa d’obbligo per saldare il conto settimanale.

Che poi anche la storia di Serena e del fratello Andrea è significativa: quest’ultimo, infatti, è laureato in economia ed è un ex insegnante. Nel 2005 con la sorella ha rilevato il panificio, con un’idea fissa in testa: fare il pane come una volta. No macchinari, ma vedere il pane prendere forma pian piano, dalla farina al prodotto finito, utilizzando materie prime selezionate, magari a chilometro zero. La sua “casa”è un forno a legna di 10 metri quadrati, dove “impasta” la sua arte ogni notte. Poi il testimone passa alla sorella, che completa l’opera e va a portare il pane in giro.

FONTE: http://iltirreno.gelocal.it