Cos’è la farina blu e perché fa bene al cuore

A seguito della globalizzazione e della crescente passione per i cibi provenienti dai Paesi lontani in Italia si stanno diffondendo moltissimi alimenti prima sconosciuti. Alcuni sono delle trovate commerciali, ben studiate per fare guadagnare chi le produce e/o commercializza, ma altri sono degli alimenti molto preziosi per la salute umana oltre che buoni. Non lasciatevi ingannare dal colore insolito: la farina blu è una preziosa alleata perla salute. Al punto che sta prendendo piede sempre di più, e non solo in Italia. Ma cos’è? E cosa la differenzia dalla 00?

La vera farina blu, spiega il sito Alimenti e Sicurezza, quella ricca di proprietà salutistiche, si ottiene dal Mais blu (antica varietà originaria del Centro America in passato molto diffusa tra le popolazioni Inca, Maya e Azteca). Attenzione a non confonderla con le farine blu raffinate, quelle 00, sempre più utilizzate nelle pizzerie per ottenere una pasta soffice che non si disgrega perché ricche di glutine e che lievita in tempi brevi.

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Una preziosa alleata del cuore

La farina blu è ricca di fibre, di antiossidanti (polifenoli, ma soprattutto di antocianine) in brado di abbassare il colesterolo, di sali minerali (ferro, fosforo ed altri), vitamine (A, B1, PP, ecc.) e non è OGM (cioè non è un Organismo Geneticamente Modificato).

Grazie a questo mix di sostanze questa farina agisce positivamente sulla salute e in modo specifico sull’apparato cardio-circolatorio. Ma non solo: essendo integrale – spiega il sito Starbene, non crea picchi di glicemia è quindi consigliata a chi soffre di diabete e rappresenta inoltre un’ottima alternativa per i celiaci.

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Solo business?

Birre, biscotti, pani, prodotti da forno: è un momento d’oro per i grani antichi. L’Italia – si legge su Bi Mag – vanta circa 500 varietà, divise tra tenero e duro, molte fino a qualche anno fa erano dimenticate. Oggi però, complice l’esplosione dell’ipersensibilità al glutine, tornano alla ribalta: Timilia, Russello, Perciasacchi, Senatore Cappelli. Ma è solo una moda? Franco Berrino, epidemiologo, già direttore del Dipartimento di medicina preventiva e predittiva dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, li benedice. “Alcuni lavori scientifici suggeriscono che la sostituzione dei prodotti a base di grani moderni con quelli antichi potrebbe esercitare azioni benefiche sulla colesterolemia, sullo stato infiammatorio, sul danno ossidativo. Questi effetti dipendono in gran parte dalla ricchezza di polifenoli in queste varietà di semi di cereali”.

FONTE: https://www.agi.it