Biova beer, la birra che nasce dal pane vecchio. L’idea di tre giovani piemontesi contro lo spreco alimentare

Lunga vita al pane. E alla biova soprattutto, il pane comune piemontese, possibilmente cotto nei forni a legna delle valli occitane. In Val Maira e Val Varaita, il pane invenduto di due panettieri che producono “come una volta” diventa birra. L’idea è di tre giovani che per motivi e in modo diverso lavorano sul territorio. Da una parte c’è un regista, Franco Dipietro, abituato a raccontare storie, dall’altra ci sono Enrico Ponza e Fabio Ferrua, due mastri birrai che con la loro attività stanno ridando nuova vita a un piccolo paesino noto finora più che altro per i suoi tomini di formaggio. Parliamo di Melle, poco più di 300 abitanti. Al numero 36 di via Tre Martiri c’è una Brew Firm: un birrificio senza impianti che produce birre artigianali. Qui è nata Biova Beer, un progetto di economia circolare contro lo spreco alimentare. Per ora 5mila bottiglie da 100 chili di pane invenduto.

Franco Dipietro racconta ad Huffpost l’idea di partenza: creare un prodotto che avesse una storia tutta sua da raccontare. Ha pensato a quel pane di montagna che ha un profumo e un gusto particolare, e ha deciso che poteva essere quello il protagonista di una nuova storia. E così si è fatto aiutare da Enrico e Fabio. “Abbiamo individuato due panettieri di montagna, uno della Val Varaita e l’altro della Val Maira che producevano un pane cotto nel forno a legna molto simile. Abbiamo raccolto l’invenduto che restava sugli scaffali a fine giornata e l’abbiamo trasformato in un ingrediente per la nostra birra. Una birra artigianale ha solo 3 ingredienti: malto, acqua e lievito. Aggiungendo il pane abbiamo eliminato fino al 30 per cento di malto e aggiunto altri cereali che il pane aveva tra gli ingredienti: grano, frumento e farine integrali”.

Che sapore ha la vostra birra?

È una birra molto estiva, leggera, ha una gradazione 4.7. In più ha un sapore molto particolare: una nota di sapidità, data dal sale presente nel pane. È una cream ale, una birra di origine americana, nata nel periodo del pre-proibizionismo, una birra in cui venivano aggiunti ingredienti particolari, inusuali. Proprio come il nostro pane.

Come avete scelto i panettieri che vi forniscono la materia prima?

Abbiamo selezionato i panettieri artigianali delle nostre valli. Ci interessa fare un prodotto gastronomico di qualità. Quindi puntiamo al recupero di un pane cotto a legna, con farine antiche, come la barbarià che è una farina tradizionale piemontese.

Per ora avete prodotto 5mila bottigliette. Come proseguirete?

È nostra intenzione continuare il nostro progetto di economia circolare. Il nostro interesse è quello di combattere lo spreco e rivalutare gli ingredienti tipici del territorio. Non escludo che possano nascere altre birre tipiche fatte con la michetta milanese o con il pane carasau sardo.

A chi avete proposto le vostre birre?

Il progetto è nuovissimo. L’abbiamo appena presentato a C’è Fermento, l’appuntamento saluzzese a cui partecipano tutti i piccoli produttori di birra. Ma nei prossimi giorni andremo da Scabin a Torino, nel suo ristorante stellato, il Combal Zero. Poi siamo fiduciosi, abbiamo già registrato molto interesse per la nostra birra.

Quale messaggio vorreste trasmettere con la vostra birra?

Che unendo competenze diverse, si possono creare cose uniche. E che tutti possiamo fare qualcosa contro lo spreco.

FONTE: https://www.huffingtonpost.it